Sermig

L'altro tour

di Stefano Caredda - Atleti in tutta Italia per lo sport integrato.
Quattro pulmini con a bordo complessivamente 72 atleti (con e senza disabilità), oltre a educatori, formatori, arbitri e accompagnatori. Seimila chilometri di viaggio, con venti tappe – una per ogni regione – e un obiettivo: favorire l’integrazione sociale delle persone con disabilità attraverso lo sport. È un tour di 40 giorni quello che da marzo a maggio vede quattro equipaggi percorrere su e giù l’Italia: si inizia da Palermo, e attraversando altre 18 tappe (fra queste anche Reggio Calabria, Brindisi, Napoli, Ascoli, Torino) si arriva a Roma: partenza il 18 marzo, conclusione il 14 maggio. L’hanno chiamata “Carovana dello sport integrato”, viaggio esperienza organizzato dal Csen, il Centro sportivo educativo nazionale.

È anzitutto un’occasione di incontro e di scambio tra esperienze diverse, che punta a mettere le persone nella condizione di offrire il meglio di se stesse attraverso lo sport: «La nostra idea – a parlare è Andrea Bruni, responsabile del progetto - è quella di una società che sia in grado di accogliere le diversità, non in forma assistenziale, ma puntando sul protagonismo attivo di ogni singola persona. Per questo portiamo in giro per l’Italia l’idea di uno sport competitivo ma al tempo stesso sociale, un’attività sportiva in cui anche il regolamento delle discipline sia pensato per aiutare le persone, con le loro capacità e le loro difficoltà, a contribuire al risultato finale della squadra ».

Ognuno dei 4 equipaggi tocca cinque città, e per ogni tappa sono previsti eventi pubblici, coinvolgendo i ragazzi delle scuole, gli enti locali e professionisti come gli assistenti sociali e gli operatori socio sanitari. Occasioni per divulgare la “Carta dei valori dello sport integrato” che è stata scritta per l’occasione, mettendo in risalto socializzazione, integrazione ed educazione. In ognuno dei centri toccati si giocherà e ci si divertirà con tre discipline sportive. La prima è ispirata al calcio tradizionale, e si chiama football integrato.

La seconda è ispirata alla pallacanestro ed è già diffusa e ampiamente praticata, soprattutto fra i ragazzi con disabilità intellettive: si chiama baskin (basket integrato). La terza è la pallamano. «Abbiamo previsto dei regolamenti nuovi – spiega Bruni – perché le regole uguali per tutti non consentono di contribuire al meglio a rispondere le esigenze di chi ha una sua diversa specificità. In particolare, nel caso del football ci saranno, quattro porte, due in più del calcio tradizionale, e abbiamo inserito ruoli in grado di adattarsi alle persone». Qualcosa di simile succede nel baskin, dove si usano due canestri laterali più bassi in aggiunta a quelli tradizionali, dove sono previste zone protette e ogni giocatore ha un ruolo definito dalle sue competenze motorie, il che lo porta di conseguenza a confrontarsi con un avversario dello stesso livello. Il tutto – ed è il senso pratico dell’iniziativa – con il fine di valorizzare il contributo di ogni ragazzo (o ragazza) all’interno della squadra, facendo in m o d o che il successo c omune dipenda realmente da tutti.

Stefano Caredda
REDATTORE SOCIALE
Rubrica di NUOVO PROGETTO