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Macinare sviluppo

di Mauro Palombo - Ci sono angoli del mondo dove il tempo è trascorso più lento. Parecchie cose hanno rallentato la storia, sospeso l’evoluzione della comunità. Nel caso della Guinea Conakry, la colonizzazione prima, e la decolonizzazione poi…
Gli europei che si sono avvicendati dal quindicesimo secolo sulle coste dell’Africa Occidentale hanno distrutto la rete di commerci locali, incanalando a loro vantaggio le risorse, e sviluppando piuttosto un commercio particolare: quello degli schiavi. Per la Guinea in particolare, la decolonizzazione è stata traumatica, nello scenario di un mondo diviso dalla “guerra fredda”. L’esito è stato la nascita nel 1958 di un regime autoritario, basato su di un nazionalismo su base etnica, e con una economia largamente statalizzata. I governi militari sono terminati solo pochi anni fa, e la situazione è ancora molto incerta, con una debole maturazione della società civile.

Guinea, contadini impegnati nella decorticazione del risoAncora una volta il paradosso di un Paese ricco – secondo produttore mondiale di bauxite, poi ferro, diamanti, terre fertili – in cui si vive una dura povertà, agli ultimi posti al mondo per indice di sviluppo umano, con 54 anni di speranza di vita alla nascita. Il lavoro può al massimo offrire la sopravvivenza, ma a prezzo di una lunga giornata di estenuante fatica.
Qui abbiamo incontrato le Soeurs de Nôtre Dame de la Guinée, una congregazione locale che lavora con buona volontà, intelligenza, e confidando nella Provvidenza. Espressione di una Chiesa piccola ma molto aperta al servizio della gente, ascoltata e benvoluta. Negli anni abbiamo sostenuto il loro lavoro soprattutto nella zona della capitale, con carichi di materiali, realizzando un pozzo, e sostenendo le loro scuole.
Ma le Soeurs sono presenti anche in zone più remote, come il villaggio di Ourous, nel nord-ovest del Paese, al confine col Senegal, 640km da Conakry. La Parrocchia di Ourous ha compiuto i suoi primi 100 anni, ed è un centro di fiducia per la gente del territorio, un centinaio di piccoli villaggi e insediamenti. Che offre tutto quel che può fare anche ai non cattolici, che partecipano ampiamente, in un soffio di piacevole normalità.
Insieme si è lavorato su un programma per migliorare le condizioni di vita, partendo dalle attività agricole, quasi sola fonte di sussistenza per tutti. E dal lavoro delle donne, come sempre l’anello forte della famiglia e della comunità, sommerse di responsabilità e duro lavoro.

Per dare impulso al tessuto economico locale e stimolarne la capacità di produrre, riducendo nel contempo la fatica delle donne e liberandone tempo prezioso per attività più produttive, si sta seguendo uno schema ben collaudato. È stato per primo acquistato un mulino, destinato al momento alla produzione di pasta di arachide; l’arachide è una delle principali coltivazioni, diffusa anche su terreni aridi come quelli della regione, e la pasta un alimento di buon valore nutrizionale. Dopo un anno dalla installazione, il mulino è pienamente sostenibile: centinaia le “clienti”, il costo per il servizio è del tutto alla portata, e copre carburante, manutenzione, e salario di un addetto; con un piccolo margine che contribuisce a sostenere a sua volta il servizio della Parrocchia.
Visto il buon esito, è ora la volta di una decorticatrice per il riso. Altro alimento essenziale e molto coltivato dalla gente del territorio, è usualmente paziente compito delle donne al mortaio liberare il chicco essiccato dallo strato esterno delle glumelle, ottenendo riso integrale, adatto così al consumo. Anche qui, la disponibilità di una lavorazione a macchina apre a un incremento della produzione, migliorando tanto la sicurezza alimentare quanto il reddito dal commercio delle eccedenze.
Se sarà possibile, altri passi seguiranno; microallevamenti, piscicoltura, produzione di sapone, e così via.

L’amica soeur Marie Renée, che è l’anima di queste cose, aiuta a fare il punto: «Non si può né tutto risolvere né tutto abbracciare: però quello che si fa, sempre farlo bene, con tanta disponibilità, con tanto amore. E poi dire sempre: Dio, è tutto dono tuo».

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Mauro Palombo
RE.TE.
Rubrica di NUOVO PROGETTO