Sermig

Ne valeva la pena

di Renzo Agasso - Una lunga carriera a servizio dello Stato e dei cittadini
È andato in pensione Armando Spataro, (foto) magistrato. Gli ultimi quattro anni li ha passati da procuratore della Repubblica di Torino. Prima, una vita professionale tutta spesa nella trincea di Milano, in quel palazzo di giustizia dove s’è concentrata tanta parte della storia recente d’Italia.
Ha messo le mani nelle vicende più tragiche e oscure del Paese. Terrorismo interno ed esterno, delinquenza comune, politica inquinata, violenze legate all’immigrazione e alla lotta no Tav. Una lunga, intensa carriera tutta dalla parte dello Stato, dunque dei cittadini.

Amico e discepolo di Guido Galli ed Emilio Alessandrini, i due valenti colleghi vilmente ammazzati dal gruppo terroristico di Prima Linea negli anni di piombo, è stato lui pure nel centro del mirino degli assassini, vivendo i tempi bui della paura e dell’angoscia sul fronte più esposto, quello dei magistrati, poliziotti, carabinieri chiamati a contrastare – fisicamente, si può dire – la violenza insensata dei sedicenti rivoluzionari.

Quando muore Guido Galli, alla Statale di Milano «trovai nella sua agenda – ricorda Spataro – la raccomandazione: “se mi succede qualcosa chiamate il pubblico ministero Armando Spataro”, con il mio numero di telefono. Era una circostanza che denotava da un lato la sua consapevolezza dei rischi che correva, dall’altro il fatto che avesse indicato il mio nome mi commosse molto, perché evidentemente alludeva a un rapporto di fiducia con una persona che avrebbe potuto parlare con i suoi familiari».

Spataro fu il primo ad arrestare Cesare Battisti, nel 1979, e oggi che è stato definitivamente preso, interviene così nel dibattito sul tempo che è passato e sul ruolo del carcere, sulla giustizia e sulla vendetta: «Il carcere è finalizzato al recupero, ma non solo. Con il carcere si paga ciò che si è commesso, altrimenti vivremmo in una società in cui una condotta illegale finirebbe per essere pensata come priva di conseguenze. Riflettiamo sui quattro decenni che ha trascorso semiparalizzato il figlio di Torregiani, e al dolore che accompagna altri parenti, con i quali ho avuto spesso occasioni di confronto. In nessuno ho letto sete di vendetta, ma di giustizia».

Ha perduto l’unico figlio, Andrea, giovane e promettente avvocato, Armando Spataro, dolore massimo per un padre. Qualcuno, un giorno gli domandò se valesse la pena continuare a servire uno Stato tanto disastrato. Scrisse un libro, lo intitolò: Ne valeva la pena.

Renzo Agasso
PEOPLE
Rubrica di NUOVO PROGETTO