Sermig

E' possibile!

di Renato e Valentina Bonomo - Dopo aver portato il figlio maggio­re a basket, il mezzano a pallavolo, preso il terzo all’asilo e consegnato alla nonna per la merenda; dopo aver raccolto il bucato della prima lavatrice e steso quello della seconda e preparato la lezione per domani; dopo aver pagato on-line la bollet­ta scaduta; dopo aver partecipato alle riunioni di classe dei nostri fi­gli (rigorosamente contemporanee), siamo riusciti a scrivere queste righe sull’importanza e la bellezza del fare famiglia.

Inutile negare l’evidenza: oggi co­struire una famiglia è veramente un’impresa! Le sfide sono moltepli­ci e la posta in gioco è molto alta. Te ne accorgi quando ti soffermi sulle espressioni delle persone che vengo­no a sapere che hai tre figli. Ti guar­dano con ammirazione ma anche con una malcelata soddisfazione per lo scampato pericolo («meno male che sono tuoi, io non lo avrei mai fatto!»). Se tre sembrano tanti, che dire poi di quelli con quattro, cinque figli: a loro forse non spetterebbe di diritto e subito il titolo di beati o santi? Siamo veramente in un tem­po strano che ti fa apparire straor­dinario ciò che dovrebbe essere semplicemente normale. Sono anni che lo stato di salute della famiglia non sembra essere dei migliori. Le grandi trasformazioni economiche e sociali hanno contribuito notevol­mente a mettere in crisi il modello famigliare. Pensiamo ai negozi e alla distribuzione senza orari, alla trasforma­zione del lavoro e al decremento dei salari: tutti cambiamenti che hanno forse reso più semplice la vita dei consumatori ma certo hanno reso più faticosa la vita di famiglia. Per non parlare poi delle grandi trasfor­mazioni culturali. Povera famiglia! Non bastano però le grandi sfide del mondo moderno a determinarne le fatiche. Oggi la nuova frontiera sono le sfide “interne”, quelle che all’interno tendono a lacerare le coppie, a dividere i genitori dai figli, i fra­telli tra loro. In una famiglia, gli equilibri precari vanno ogni giorno ricostruiti in quanto tutto si gioca sul filo sottilissimo delle relazioni. Forse mai come oggi, la vera sfida si gioca sulle relazioni

C’è un dato particolarmente interessante su cui riflettere. La televisione rimane l’e­lettrodomestico più diffuso nelle famiglie italiane: ben il 97% degli italiani ne pos­siede almeno uno. Subito dopo vengono lo smartphone e i telefonini che sono presenti nelle tasche del 95% dei nostri connazio­nali. Il primo rapporto Auditel-Censis su Convivenze, relazioni e stili di vita delle famiglie italiane propone un’interessante riflessione in merito a questi dati. Secondo l’autorevole agenzia, se il televisore, pur con le sue contraddizioni, ha svolto un ruolo storico di aggregazione famigliare e con­viviale, di certo lo stesso discorso non vale per lo smartphone. «Le famiglie italiane sono alle prese con la formidabile poten­za erosiva delle fruizioni individualizzate degli smartphone, che azzerano di fatto i momenti di aggregazione collettiva. Una persona, uno smartphone è la metrica or­mai imperante in tutte le tipologie familia­ri: una condizione di base, strutturale, che consente a ogni singolo membro di fruire in totale autonomia e piena comodità di contenuti modulati sui propri specifici in­teressi. […] Ma in “solitudo”, per se stessi e non in fruizione collettiva».

La famiglia rischia pertanto di diventare un luogo di incontro casuale tra genitori e figli, sempre più estranei fra loro, sempre più atomizzati con sempre meno elementi comune da condividere.

Come possiamo prenderci cura delle rela­zioni? Come è possibile resistere alle sfide “interne” ed “esterne” che ci impediscono di fare famiglia ogni giorno? La direzione verso cui il mondo si muove è la soddi­sfazione dell’io, quale unico parametro di riferimento. L’esistenza della famiglia con­tinua ad essere profezia di una realtà di­versa dove il noi che si viene a creare non sminuisce l’io ma, nella logica dell’amore reciproco, lo valorizza. La grande bugia è farci credere che esistiamo solo noi e che gli altri siano solo apparenza. Mediante l’espe­rienza concreta di relazioni autentiche, le apparenze possono dissolversi. Nonostante la comprensibile tentazione di chiudersi in se stessi quando si vivono momenti diffici­li, nonostante le (o meglio: grazie alle) loro fatiche e debolezze, le famiglie che resisto­no possono oggi testimoniare che l’amore e la fraternità sono possibili. Le relazioni fraterne non si costruiscono a parole, ma attraverso la fatica e il sudore comuni per­ché solo ciò che è frutto del lavoro condivi­so può durare. Più che “è possibile”, “è necessario” crescere nella fraternità. In mezzo a tutte le realtà difficili in cui ci troviamo a vivere quotidianamente, la fraternità è l’occasione per manifestare la presenza di Gesù nel mondo. Nel nostro tempo esaltia­mo il nostro io ma temiamo la solitudine. In compagnia di Gesù è possibile allenarsi a “fare resistenza”: non “resistere sulle po­sizioni”, che dividono, che sono spesso oc­casione di scontro per via di punti di vista diversi. Si tratta piuttosto di “resistere sulle motivazioni” con la certezza nel cuore che non si finirà soli e abbandonati a se stessi. Dalla fatica dell’incontro e dalla pazienza, nascono relazioni diverse, dove, prima di giudicare l’altro, si impara a volergli bene. L’altro è sempre più importante di ogni no­stra o altrui opinione. Se riusciamo a viver­la, l’unità diventa il terreno del possibile, il terreno in cui l’amore sconfigge il giudizio e il perdono l’offesa.

Renato e Valentina Bonomo
NP FOCUS - Facciamo Famiglia