Sermig

Una nuova vita

di Susanna e Massimiliano - Ci siamo conosciuti a 18 anni, quando ancora frequentavamo le superiori. I primi anni sono stati anni di grande innamoramento nei quali abbiamo fatto tante esperienze insieme. Nel 2001, all’età di 22 anni abbiamo avuto un incidente automobilistico molto grave che ha avuto ripercussioni importanti sulle nostre vite. Io ho riportato la lesione del midollo all’altezza della cervicale che mi ha reso tetraplegico ovvero paralizzato dal torace in giù, con un utilizzo solo parziale delle braccia. Susanna ha avuto varie fratture che per fortuna nei mesi hanno potuto guarire. I nostri progetti di vita di allora si erano di colpo cancellati e ci trovavamo nella situazione di dover ripartire senza però aver chiara la meta. Un fatto mi donò serenità in tutta quella confusione: al mio risveglio dopo il coma farmacologico avevo ricevuto la visita di Ernesto, che mi conosceva poco allora, ma mi proponeva, a nome di tutta la fraternità, di essere adottato dal Sermig. Una proposta forse strana visto che ho una bellissima famiglia, ma a cui ho sentito subito di voler rispondere di sì. Nei quattro anni successivi ho vissuto al Sermig ed io e Susi siamo stati accuditi dalla fraternità. Questo, insieme alla vicinanza delle nostre famiglie, ci ha permesso, con pazienza e libertà di poter approfondire il nostro amore.

Dio intanto stava lavorando dentro di noi. L’amore delle persone che ci accompagnava ci ha dato sicurezza e ci ha permesso di scegliere di continuare il nostro cammino come coppia. Sentivamo il bisogno di vivere come tutti, con una nostra casa, dei nostri equilibri, responsabilità adulte e per questo ci siamo trasferiti in un appartamento, continuando a frequentare e sentire parte della nostra vita il Sermig.

Questa nuova autonomia guadagnata, ci ha portati a fare scelte che hanno avuto conseguenze importanti sulla vita successiva, Susi ha lasciato il lavoro di sarta che aveva portato avanti per 8 anni e si è iscritta all’interfacoltà per educatori professionali seguendo il suo desiderio di poter usare il tempo delle proprie giornate facendo qualcosa che le sembrava più vicino al suo cuore. Io, anche se con poca continuità, cercavo di rendermi un po’ utile all’interno del Sermig.

L’anno successivo abbiamo sentito interiormente che per completare la nostra unione dovevamo sposarci e ricevere la benedizione di Dio sulla nostra famiglia. Accompagnati dalla fraternità ci siamo accostati a questo passo. Susi ricorda benissimo quella mattina che entrando in chiesa ha pensato: «Signore ho un po’ di paura perché non ho il controllo delle conseguenze di questo passo, ma visto che non siamo solo io e Massi a compierlo, ma ci sei anche tu, allora sento che andrà bene!».

Negli anni successivi abbiamo dovuto fare i conti con la complessità di una salute un po’ compromessa, ma con stupore anche nostro, ci siamo trovati capaci di affrontare le difficoltà. Per il resto la nostra vita di coppia era quella di molte coppie giovani, con gioie e difficoltà della quotidianità, con la grande ricchezza di non essere mai rimasti da soli. Gradualmente è maturato in noi il desiderio di tornare al Sermig per vivere con maggiore consapevolezza e responsabilità la nostra fede all’interno della fraternità. Abbiamo chiesto ad Ernesto che ci ha consigliato di pregare e dopo un periodo di attesa siamo venuti a vivere all’Arsenale della Pace. Nel tornare a vivere al Sermig avevamo il desiderio di passare dall’essere accolti al diventare responsabili attivi di questa storia di Dio. Responsabili sempre, attraverso il lavoro, il servizio, la preghiera. Ci siamo accorti che non volevamo più vivere lontani dal Signore e che la vita di comunità ci avrebbe aiutato a viverlo come presente sempre.

Vivere in questa famiglia, una famiglia che ti accoglie, vuol dire non essere più soli. E con questo intendo che ci siamo ritrovati con persone che condividono con te le fatiche e le prove, che ti ascoltano mentre piangi, che per te ed insieme a te pregano, che ti lasciano spazio per la tua individualità, condividono le complessità della vita e le gioie. Desideriamo anche noi essere portatori di questo metodo educativo, che è comprensibile e condivisibile universalmente, che è la chiave che dà senso alla vita. La giornate qui non sono facili, sovente sono molto lunghe(!), le difficoltà sono molteplici, ma ci ritroviamo felici di viverle fino in fondo. Siamo grati di aver capito che questo è il nostro percorso.

Susanna e Massimiliano
NP FOCUS - Facciamo Famiglia