Sermig

Cercatori di Dio

Cesare Falleti - CUORE PUROdi Cesare Falletti - Fin dove si può spingere lo sguardo, quando vuole penetrare il mistero del mondo? Non parlo certo dei misteri che la scienza scruta: non sono uno scienziato e accolgo con gioia e interesse ciò che la scienza scopre e dice; forse talvolta sono un po’ scettico sulla certezza che essa pretende di avere. Essendo cosciente di quanto ogni scienza dalla fisica all’archeologia, dalla medicina all’ingegneria, progredendo cambia prospettiva, ma anche i “dati certi” conquistati, ascolto, guardo, mi rallegro, mi interesso, talvolta mi affido, ma la fede è un’altra cosa. Non ne faccio una colpa: anzi l’idea che il sapere umano, a cui segue il vivere umano, progredisce, mi dà gioia. Ma non posso certo mettere la mia fede in esso; forse la mia curiosità e la mia gioia di sapere, sì; ma il credere coinvolge altrimenti.

Paesaggio naturaleLo sguardo di cui parlavo è sulle cose della vita e di Dio, di ciò che tocca l’intimo più intimo di me stesso e insieme l’esistenza dell’universo, la sua finalità, il suo andare. E in fin dei conti Dio; non l’esistenza di Dio che si può provare o non lo si può, non le caratteristiche di Dio che il pensiero umano continua a sviluppare, ma il Dio che si è rivelato, che si è detto, che ha voluto che lo conoscessi. Oh, è troppo dire; non ci arriverò mai. Ma devo tuffarmi nell’oceano immenso della domanda: «Tu chi sei?». Questa domanda abita una moltitudine di cuori e, quando hanno ottenuto la risposta, già l’hanno persa e riprendono il cammino. Eppure più il dubbio attanaglia, più la certezza della fede si impone e appena si dice: no, non è vero, risuona come una tromba ai confini del deserto: è vero. Non credo che ci possa essere fede senza la fatica della traversata di queste tante dune che a volte mostrano dalla cima della loro cresta l’orizzonte illuminato dallo splendore divino, e a volte nel fondo delle loro valli chiudono ogni possibilità di avanzare, di vedere, di sperare.

Questa è la fede: non una granitica certezza, ma un fragile cammino, accogliendo passo dopo passo la Parola detta da colui che cerchiamo e che perdiamo di vista. Ce la dà goccia a goccia, quanto basta per il tratto da percorrere oggi. Non ne divento mai proprietario. Eppure la sua Presenza ci accompagna e ci ridà la forza del cammino, non ci abbandona annegati nella sabbia arida, ma neppure ci esalta nello splendore della sua visione; non ci fa morire di sete, ma neppure ci ubriaca.
La stessa fatica la facciamo nel credere che gli uomini nostri fratelli e sorelle portano in sé una scintilla della bellezza e della bontà di Dio. Lui non cessa di ripeterlo e di dirci: cercala e falla venire fuori; dipende dal tuo sguardo. Qui non siamo in un orizzonte sconosciuto; è un velo nero che non solo non ci fa vedere oltre, ma ci aggredisce. E il Signore ci educa a ricominciare a credere, di volta in volta, di ferita in ferita, di sorpresa in sorpresa.

Mi dà forse fastidio essere povero e non possedere le certezze che mi vengono date? Devo ammetterlo: un po’, sì. Essere un colosso, un ercole della fede, poter sostenere tutti i vacillanti che a tentoni desiderano conoscere il Signore, è seducente. Ma la bellezza del credere è ben altra. Un altro miracolo della fede è che ci mette tutti sullo stesso piano: povera carovana di cercatori di Dio, di bellezza, di luce, di consolazione. Tutti ugualmente ciechi e tutti ugualmente illuminati da una luce altra, affamati e nutriti giorno dopo giorno da una misteriosa manna.
E il Signore aspetta: oh, non su un trono posto sulla cima del monte, ma nascosto fra gli stracci dei nostri carri; aspetta che anche oggi ripartiamo con fiducia guardando verso l’Orizzonte, verso l’Oriente che si alza per illuminarci, verso la Stella che brilla più del sole.

Cesare Falletti
CUORE PURO
Rubrica di NUOVO PROGETTO