Sermig

Non dimentico!

di Corrado Avagnina - A volte ci vien da raccogliere un disappunto marcato, in fondo all’animo, rispetto a trafile di eventi che fanno male. Certo, molti di noi, ad esempio, guardano a quanto capita con i terremoti a sorpresa, nella nostra Italia ballerina, immaginando che forse non ci debba toccare. Ma non è detto. Il sisma è in agguato, senza preavviso. Guai a dimenticare chi ne è vittima! Poggiamo i piedi e le case su un territorio che si mostra fragile ed infido. Lo si è sentito dire più volte: i terremoti non si possono prevedere, ma si possono prevenire nell’attutirne gli effetti disastrosi. Anche questa è un’affermazione molto vera, ma pure molto impegnativa.

L’antisismica deve presiedere ovviamente ciò che si edifica ex-novo. Ma sul vecchio, sull’antico, sullo storico… che si può fare? Probabilmente molto. Però con costi rilevanti. Logica vuole che si ragioni in termini di priorità assolute, che riguardano innanzitutto le persone da tutelare e salvare. Quindi che stanno dentro scelte da mettere in campo, con la adeguata fase dell’emergenza immediata. Con soluzioni accettabili, umanamente e socialmente. Poi viene il… dopo.

Che si trasforma nella stagione troppo prolungata in cui si trovano tante realtà segnate dal sisma, a tutt’oggi, a distanza di anni, in attesa di prospettive credibili, senza tanti segnali che incoraggino, senza molte certezze per il presente ed il futuro.
La vita continua, con tante ferite addosso. E non può finire relegata in un altrove da cui il Paese sembra distante. È rimasta emblematica la rinascita del Friuli messo in ginocchio dal micidiale terremoto a maggio ’76. Una ricostruzione dal sapore del riscatto, lucido, coraggioso, incisivo.

Con dentro tanta solidarietà da ogni dove. Eppure, anche oggi, non manca l’apporto solidale, che resta forte. Invece da troppe parti… si raccoglie amarezza per questo “dopo” problematico. Ogni tanto, per fortuna, qualche reportage giornalistico rilancia questa situazione di stanchezza.
E passano in tv anche le immagini a documentare aspettative deluse. C’è un Paese che deve rimboccarsi le maniche, ripensarsi un po’ daccapo nelle sue parti più fragili, capire ciò che serve per davvero alla gente che soffre maggiormente.

Corrado Avagnina
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Rubrica di NUOVO PROGETTO