Sermig

Il futuro è qui

di Mauro Palombo - Il percorso di sviluppo umano integrale per le comunità Bajau dell’isola di Basilan, estremo sud delle Filippine, gli “zingari del mare”, è un progetto nato dalla lunga amicizia con don Renato Rosso, missionario tra i nomadi del mondo, e con la missione dei padri clarettiani: assieme, da tempo si lavora con costanza e impegno.
I Samal-Bajaus, uno dei gruppi indigeni che abitano il mare di Sulu, vivevano una condizione di isolamento, assai misera, precaria, ed emarginata. La chiave ancora una volta è la scuola: prima i bambini, poi gli adulti, facendo crescere persone per il ruolo propulsivo di leader, per il bene comune. Percorso lungo, ma, il solo in cui la comunità matura in sé energie e capacità per rinnovarsi e darsi un futuro.
Sono state coinvolte interamente 2.200 persone delle comunità Bajau di Maluso e 300 di Pangasaan. I più piccoli frequentano i corsi di pre-scuola, per poi accedere alla scuola primaria pubblica, con tutto il sostegno necessario. Sono ormai parecchi quelli che proseguono nella media e oltre, e alcuni all’università.
Il progetto punta a rafforzare l’identità Bajau, in una dimensione di comunità giusta ed armoniosa. Il metodo è la presenza in mezzo alla gente, dalla prima missione a Maluso, poi estesa alle altre più isolate comunità di Pangasaan, Teleman, Calle Subah e Lumah.

PescatoreContinue sfide da affrontare. Un percorso lungo, con successi e speranze, ma anche irto di continue sfide. Innanzitutto, la violenza nell’isola. Anni fa la guerra tra governativi e indipendentisti musulmani. La raggiunta autonomia porta un momento di calma, ma negli ultimi anni nuova esplosione della guerriglia: estremismo islamico, ma anche diffuso banditismo e pirateria. Una concreta minaccia per la gente, specie per le comunità più isolate, e chi con loro lavora – due operatori del progetto furono rapiti per due mesi. Ma i padri non hanno mai fatto mancare la loro presenza, anche nei momenti peggiori: la missione è presenza di pace che nel concreto vive e sostiene una pacifica e proficua convivenza tra cristiani e musulmani. Più recentemente sono sfruttamento del mare e cambiamento climatico a compromettere la già magra capacità di sussistenza delle famiglie, basata sulla pesca con tecniche tradizionali – fiocina e apnea – che non dà più nemmeno di quanto sfamarsi.

Trovare assieme nuove risposte. Il progetto si è quindi focalizzato nel ricercare assieme nuove possibilità; sostenibili, e compatibili anche con le esigenze di sicurezza. Per la pesca, il primo passo è stato creare per i pescatori un “mercato” più equo e ampio. Molti a lungo si sono dovuti rivolgere agli usurai per il sia pur poco necessario per lenze, esche…, vendendo poi a loro, svantaggiosamente, il pescato. Si è quindi avviato un programma di microcredito, spezzando un pesante circolo vizioso di sfruttamento, e dando autonomia. Il progetto si occupa ora anche della commercializzazione del pescato, acquistando a buone condizioni, conservando, e avviando a diversi sbocchi, inclusa l’alimentazione degli scolari assistiti.
Ma è necessario anche aggiornare i metodi di pesca, per recuperare produttività; per questo si sono studiate nuove tecniche, sostenibili e semplici, dando accesso alle attrezzature – gps, reti, essicazione.

Diversificare resta comunque imperativo. È il cambiamento più arduo, ma l’effettivo passo in più. A Maluso il progetto gestisce un negozio per fornire beni di prima necessità a condizioni buone; l’aiuto che ne viene alle famiglie, diventa lavoro e risorse da investire. Le donne Bajau provano la loro abilità nel lavorare fibre vegetali in borse e altri prodotti molto belli che ora trovano sbocco anche grazie all’e-commerce. Altre iniziative sono in partenza: dalla produzione di candele all’allevamento di pollame. Novità assolute per la gente ma adatte al contesto e alla portata, e che renderanno questi prodotti più accessibili. Sul pesce, inizia una svolta: allevare, oltre che pescare. Un’alternativa da cogliere, oggi nell’Asia sudorientale si mangia più pesce allevato che pescato. Si inizia con vasche a terra. In attesa poi, sicurezza permettendo, di passare a un diffuso lavoro su granchi e altro. Capacità per costruire, anche in modi nuovi, il necessario ad una vita autonoma, piena e degna.

Associazione Sermig Re.Te. per lo Sviluppo
IBAN: IT73 T033 5901 6001 0000 0001 481
Banca Prossima

Mauro Palombo
RE.TE.
Rubrica di NUOVO PROGETTO