Sermig

Liberiamo il lavoro

di Anna e Raffaele Schipani - Sempre più spesso ci capita di incontrare amici che hanno una qualche difficoltà sul lavoro, non tanto perché il lavoro manchi ma piuttosto perché non ne sono pienamente soddisfatti.
E quando te ne parlano traspare dal loro volto e dalla loro voce un senso di pudore perché pensando a quante persone un lavoro non ce l’hanno affatto si sentono un po’ in colpa a esternare questo sentimento e subito si affrettano a giustificarsi dicendo: non mi sto lamentando, però mi piacerebbe.

Perché il lavoro, tanto indispensabile, è spesso fonte di frustrazione e di sofferenza? Che cosa non funziona? Ci sembra di intuire che nel cuore di ognuno di noi ci sia il profondo desiderio di realizzarsi, di essere riconosciuti come persone, di vivere delle relazioni autentiche in ogni momento e quindi anche al lavoro dove probabilmente trascorriamo il maggior numero di ore della giornata.
Non è il lavoro in sé che è fonte di sofferenza, come talvolta ci è stato insegnato, ma è la dinamica in cui esso si realizza, il trovarsi in un ambiente ostile, competitivo, dove non si è più considerati come persone ma quasi come oggetti, dove chi ha un ruolo particolare ne approfitta per sovrastare gli altri.

In realtà il lavoro è insito nella vocazione dell’uomo. In Genesi troviamo bellissimi passi in cui l’uomo è chiamato da Dio a coltivare e custodire, ad irrigare il giardino perché esso possa germogliare in tutta la sua bellezza e a portare a compimento l’opera stessa di Dio che, come Gesù stesso ci racconta, non smette mai di operare.
Non soffochiamo questo desiderio profondo perché è Dio stesso che ce l’ha messo nel cuore, ma troviamo sinergie e strategie che ci aiutino a manifestare in questo mondo quella dinamica di salvezza che possa liberare anche l’ambiente di lavoro dai germi di peccato che lo hanno contaminato, perché esprimere se stessi e la propria creatività non sia un privilegio di pochi ma un dono per tutti.

Anna e Raffaele Schipani
THE FAMILY
Rubrica di NUOVO PROGETTO