Sermig

Solidarietà kosher

di Stefano Caredda - Il progetto milanese del movimento Lubavitch.
Beteavòn in ebraico vuol dire "buon appetito". È il nome della prima e a quanto pare unica cucina sociale kosher d'Italia. È nata a Milano per iniziativa del movimento ebraico Lubavitch, e sforna attualmente 1.500 pasti al mese per persone in difficoltà economiche. Dal 2014 dalle cucine nella scuola Merkos sono usciti complessivamente oltre 50 mila piatti pronti: prima vengono preparate le pietanze per gli alunni, poi entrano in azione le cuoche volontarie.

Sono 35 i volontari coinvolti. «Abbiamo iniziato col preparare i pasti per lo Shabbat – racconta il rabbino Igal Hazan –. Ci sono persone della comunità ebraica sole e povere. Grazie a Beteavòn ricevono le pietanze complete per la cena del venerdì sera e il pranzo del sabato. In questo modo riusciamo a garantire loro il calore di un pasto secondo la tradizione ebraica per i giorni festivi».

Dalle cucine escono numerosi piatti: c'è ad esempio lo spezzatino di manzo con piselli e patate, o le polpette di tonno con patate, peperoni e melanzane, e spesso ci sono riso, dolci, e poi lo Challah, il tipico pane intrecciato ebraico. «In questi anni ci siamo resi conto che il vero problema di fondo è la solitudine – aggiunge il rabbino –. Consegnando questi pasti facciamo sapere loro che li pensiamo».

Dalla cucina di Beteavòn non escono pasti solo per lo Shabbat. Ogni giorno infatti le cuoche volontarie cucinano per i senza dimora o famiglie in difficoltà di Milano. «Abbiamo preso accordi sia con la Comunità di Sant'Egidio che con la Caritas», spiega Igal Hazan. «Cucinare per chi ha bisogno fa bene non solo a chi riceve, ma anche a me – sottolinea Sonia Norsa, cuoca volontaria di Beteavòn fin dall'inizio –. Aiutare i poveri è anche uno dei precetti della nostra religione».

Due volte alla settimana, in particolare, volontari di Beteavòn e di Sant'Egidio distribuiscono piatti caldi di fronte alle stazioni ferroviarie di Cadorna e Porta Garibaldi. Dato che sono preparati secondo le regole Kosher sono quindi anche Halal (ossia “leciti”) per i musulmani. «È un'esperienza molto importante per me – racconta Roberta Sedicino, una delle volontarie di Beteavòn –. Ogni sera, però, torno a casa distrutta emotivamente, perché in strada incontri persone che vivono ai margini della nostra società, abbandonate da tutti. Qualche volta ho portato anche i miei figli alla distribuzione dei pasti, perché vedano cos'è la vita».

Per raccogliere fondi a sostegno di Beteavòn, i volontari organizzano ogni anno una serata di gala. «Vorremmo aiutare un numero maggiore di poveri, ma non è facile – sottolinea il rabbino –. Ma quel che ci conforta è che troviamo sempre il sostegno e il coinvolgimento entusiasta di tante persone. C'è chi ci dà un'offerta e chi decide di dedicare del tempo come volontario. Nel Talmud c'è un proverbio che dice “Più di quanto il vitello voglia bere il latte, la mucca vuole essere munta”. Le persone desiderano donare qualcosa di sé agli altri. Bisogna dar loro l'occasione per farlo».

Stefano Caredda
REDATTORE SOCIALE
Rubrica di NUOVO PROGETTO