Sermig

Gesù luce del mondo

Julian Garcia Mejia, In un cuore che illumina le tenebre... lì c'è un presepedi dom Luciano Mendes – Siamo stati in qualche modo chiamati alla vita nel momento in cui siamo stati battezzati, e poi ci sarà il momento in cui il Signore ci chiamerà definitivamente all’esperienza della vita piena (cfr. Rom 6,4-11).

Le persone che si avvicinano a noi, sapendo che siamo stati battezzati nella morte del Cristo e chiamati a una vita nuova in Cristo, che cosa trovano nella nostra vita? Qual è la testimonianza che siamo chiamati a dare oggi negli ambienti dove viviamo? Come utilizzare la vita che il Signore ci dà per fare del bene? Non può essere una vita lineare, ogni giorno uguale all’altro, ma un continuo atteggiamento di conversione, di ricerca di comunione, di fiducia nel Signore, di preghiera.
Una vita di donazione di sé negli ambienti nei quali viviamo, in famiglia, nel lavoro, nel tempo libero, nell’amicizia. E avere gli occhi aperti per accorgerci di chi ha bisogno di noi, avere lo sguardo del Signore che vede il cieco e gli si avvicina. In Gv 9 non è il cieco che chiama Gesù, come altre volte, ma è il Signore che lo vede e lo guarisce.
Con gli occhi di chi ama come Gesù dobbiamo trovare il posto giusto per mettere in pratica il nostro desiderio di servire.

Oggi una delle sofferenze più grandi è la solitudine delle persone, soprattutto anziani e ammalati. Chi sta lunghe ore da solo, desidera poter parlare con qualcuno che gli dimostri un po’ di interesse per la sua situazione.
Il mondo è nella povertà.
Mai come oggi siamo coscienti delle differenze tra chi ha il necessario per vivere e chi è nell’estrema povertà. Dobbiamo imparare ad aprire la mano, a condividere le nostre cose affinché altri possano avere l’indispensabile per vivere, curarsi, nutrirsi, vestirsi... È fondamentale per la dignità alla persona umana. Possiamo diventare più semplici, più austeri, più generosi. Dipende da noi aiutare le persone che si trovano in condizione di necessità.

Non basta però vivere il servizio e la solidarietà.
È necessario annunciare i valori del Vangelo, perché sono questi che danno speranza alla gente. Non è difficile capire il valore della speranza quando ci rendiamo conto che oggi tanti, soprattutto i giovani, sono disgustati dalla società che non offre valori degni di essere vissuti. C’è tanto da fare con l’evangelizzazione.
Qual è allora il compito che abbiamo in questa vita? Aiutare gli altri, far del bene, approfittare della vita che il Signore ci dà non per noi, ma per offrirla agli altri sotto forma di annuncio, di testimonianza.
Non siamo santi, lo dobbiamo diventare. Abbiamo questa ragione di vita: essere qui per aiutare gli altri ad avvicinarsi il più possibile al progetto di Dio. Nel Regno di Dio siamo gli uni per gli altri collaboratori di salvezza.



Dom Luciano Mendes de Almeida
da NP
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