Sermig

L'acqua si trasforma in fede

Illustrazione di Gian Piero Ferrari di Luciano Monari*Gesù è venuto perché gli uomini abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza. Maria lo sa; per questo quando gli sposi di Cana, durante la festa stessa delle nozze, si trovano in difficoltà perché il vino è venuto a mancare, interviene presso Gesù.

Uno sposalizio senza vino è come un giorno senza luce, una festa senza gioia. Maria, attenta agli altri, se ne accorge e si rivolge a Gesù dicendo: “Non hanno più vino”. È un’informazione? Certo; ma dentro all’informazione c’è anche un appello discreto. È come se dicesse: “Cosa possiamo fare per aiutare questi sposi? Cosa ti senti di fare?”. La mancanza di vino può sembrare un disagio poco significativo se confrontato con i grandi problemi del mondo; ma, per quegli sposi, in quel giorno che è il loro, potrebbe diventare motivo di tristezza, addirittura di vergogna. Per questo il problema è degno di essere preso in considerazione.
La risposta di Gesù a Maria è poco promettente: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora“. Sono parole che creano una certa distanza tra Gesù e sua madre; eppure Maria non è risentita, non fa valere la sua identità di madre e quindi l’autorità che le compete. Semplicemente si rivolge ai servi e dice loro: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela“. Sarei curioso di sapere che cosa volesse dire Maria con queste parole, che cosa si aspettasse da Gesù; ma il vangelo non lo dice e non posso cercare di indovinare.

Qualcosa, però, è chiara: anzitutto che Maria affida a Gesù il problema che è sorto; poi che Maria ha fiducia in Gesù, sa che Gesù non si rifiuterà di aiutare delle persone in difficoltà; infine che la scelta decisiva è sempre quella di obbedire alle parole di Gesù. Sono aspetti diversi della fede che si trovano nel comportamento di Maria. Avere fede significa farsi carico dei problemi del mondo: della giustizia, della pace, della fraternità tra gli uomini, della speranza di fronte alle difficoltà della vita e di fronte alla minaccia della morte. Aver fede significa credere nella possibilità e nella volontà di Dio (di Gesù) di aiutare l’uomo, di farlo vivere, di farlo giungere a una vita degna di lui. Infine, aver fede significa prendere sul serio la parola di Dio (di Gesù) e agire in conformità con questa parola.
Dobbiamo capire bene: non si tratta di tirarsi indietro perché Dio (Gesù) agisca al posto dell’uomo. La fede non toglie affatto la nostra responsabilità e il nostro impegno; piuttosto lo risveglia e lo rende possibile; gli apre davanti delle strade che sembravano impossibili da percorrere e che invece si rivelano feconde di vita. È interessante, infatti, il modo in cui il miracolo di Cana avviene. I servi debbono riempire di acqua le anfore; poi debbono portare in tavola l’acqua della anfore. Fanno così un lavoro concreto, ma è un lavoro che viene svolto in obbedienza alla parola di Gesù, facendo quello che lui dice.

Ogni situazione nuova della vita è una sfida, per la quale bisogna cercare risposte nuove. La fede dice che in ogni situazione c’è una possibilità aperta: è quella che nasce dall’amore di Dio per gli uomini. In ogni situazione c’è qualcosa da fare per amare, per amare di più, per amare meglio. Questo chiede la parola di Gesù. E a chi fa questo, la parola di Gesù promette che il frutto non mancherà.
L’acqua (incolore, inodore, insapore) che i servi portano in tavola diventa, al palato del sommelier un vino squisito, migliore di quello che era stato preparato con cura per la festa. Insomma, in ogni situazione nuova, cerca di ascoltare quello che Gesù (il vangelo) dice; poi cerca di agire con uno stile evangelico: fai tutto quello che ti è possibile in modo che diventi obbedienza a Gesù. Insomma, Maria insegna la fede con una frase semplicissima: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.

* Vescovo di Brescia

Abbi fede – Rubrica di Nuovo Progetto (maggio 2013)