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Senza limiti

Rosanna Tabasso - QUELLO CHE CONTAdi Rosanna Tabasso - La Provvidenza agisce nella sproporzione. Siamo arrivati a questa sintesi, espressa nella Regola del sì, vivendo l’esperienza quotidiana e costante della trasformazione dell’Arsenale. Un’opera sproporzionata alle nostre forze che ci ha fatto sperimentare in modo molto concreto come opera Dio con chi si affida a lui. Sono passati trentacinque anni ma la sproporzione che ci troviamo a vivere continua, anzi cresce con il passare del tempo, e sempre di più sentiamo che senza l’aiuto di Dio, non avremmo il coraggio di proseguire tra mille difficoltà, rischi, prove.

E senza l’aiuto della gente che si fa tramite di Provvidenza verso di noi – persone che si offrono di aiutarci nei servizi, che ci offrono professionalità, aiuti materiali, denaro… – non potremmo farcela. Questa esperienza quotidiana si ripete in ogni Arsenale, in ogni servizio, in ogni tratto della storia della Fraternità.

Con il passare degli anni, anche tra noi può sorgere la tentazione di pensare che questo modo di intervenire di Dio sia stato per un tempo, come se Dio aprisse gli occhi per un momento, intervenisse in modo straordinario e poi li richiudesse e tutto tornasse ad essere affidato alle nostre forze: Dio può mica sempre badare a me e io non posso mica sempre chiedere a lui, posso fare da solo, in fondo ho intelligenza, capacità, metodo. Quando non sarò capace, mi troverò in una difficoltà grave, allora lo cercherò. Ma Dio non è così, tutta la Scrittura ci comunica che Dio è il Presente, sempre, nel poco e nel tanto che viviamo…
Tutta la Scrittura ci comunica che l’agire così di Dio non è un fatto eccezionale, ma è la normalità del suo essere, Amore senza limiti. La sproporzione invece è la condizione del nostro vivere quotidiano: sproporzione tra il tempo a disposizione e la quantità di cose da fare, tra ciò che tutti si aspettano da noi e la nostra fatica per arrivarci, tra il bisogno di relazioni e la difficoltà a realizzarle… Una sproporzione che vissuta da soli ci schiaccia e di porta a farci catturare dal pensiero del mondo, ma vissuta alla presenza di Dio, il Padre che Gesù ci ha fatto conoscere, diventa il terreno dove Dio opera con noi per renderci come ci ha pensati.
Come ha agito concretamente nella storia della nostra Fraternità, facendoci fare esperienza concreta di Provvidenza, così agisce in ognuno che entra in relazione con lui.

E questa espressione della Regola del Sì non è solo per la vita della Fraternità e degli Arsenali, ma è per la vita personale di ognuno di noi: «Il Signore esprime la sua potenza quando trova disponibilità e sincerità di cuore; allora non teme la nostra debolezza, la nostra fragilità e ci rincuora: “Non temere, io sono con te”. Il suo campo è la sproporzione».

Disponibilità e sincerità di cuore diventano due elementi fondamentali della nostra vita spirituale, che non è altro se non la vita vissuta con Dio, da cui tutto parte e a cui tutto ritorna. Dio è Provvidenza, è Colui che provvede. Tutta la Scrittura ce lo fa conoscere così, ed è così per amore verso ognuno, verso tutti. Non ci fa violenza, non s’impone, ma se ci trova disponibili a lasciarci guidare da Lui, si mette al nostro fianco e ci conduce. La disponibilità è un’attitudine del cuore che impara a fidarsi di Dio, lo accoglie nella sua vita e accetta di lasciarsi portare da lui: «Mio rifugio e mia fortezza…» (Sal 91,2). La sincerità di cuore è una scelta che nasce dalla fiducia in lui. Non c’è doppiezza, non c’è ipocrisia in chi ha conosciuto Dio nel suo amore provvidente, c’è solo sincerità: «Sulle mie labbra non c’è inganno» (Sal. 17,1). Un cuore disponibile e sincero permette a Dio di esprimere la sua potenza. E Dio può comunicarsi come Amore che accoglie la nostra debolezza, la nostra fragilità e ci completa. Dio non fa nulla senza di noi, ma se lo accogliamo si mette in gioco con noi e moltiplica le nostre possibilità. Il poco o il tanto di ognuno lui li moltiplica e continua la sua creazione attraverso le nostre opere. «Chi crede in me compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi perché io vado al Padre» (Gv 14,17) dice Gesù ed è vero, ma l’opera più grande la realizza proprio in noi, quando cominciamo ad avere la certezza che la sproporzione tra le nostre forze e i pesi da portare la colma Lui e nulla più ci toglie la pace: «sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre» (Sal 131,2).

Rosanna Tabasso
QUELLO CHE CONTA
Rubrica di NUOVO PROGETTO