Sermig

Non passa lo straniero

di Gian Mario Ricciardi - Chiusure e respingimenti tra Italia e Francia.
Si chiude un anno di bugie, isterismi, fughe indietro. Al centro sempre loro, i nostri fratelli immigrati. Attorno gli interessi di bottega di certa politica, i dubbi, le difficoltà, i problemi della crisi che annebbia la visione della realtà. Di lato furbizie, contraddizioni, forzature. Come queste.
Un tempo c’erano gli autobus fantasma. Uno si fermava, ogni quindici giorni, in via Nizza a Torino.

Scendevano a frotte gli immigrati che scappavano dalla miseria degli ex Paesi satellite di Mosca stretti nella morsa del passaggio dal comunismo al libero mercato; un tempo (e anche oggi) c’erano le auto o i furgoni dei passeurs, al Frèjus, ai valichi del Monginevro o del Tenda e della Maddalena; oppure c’era chi, sperando in una buona stella, s’arrampicava, con le scarpe da ginnastica nella neve su per le valli; e c’era chi come è successo sopra Bardonecchia quasi un anno fa, ha respinto una donna incinta poi morta a Torino; ora qualcuno ha visto e filmato una camionetta della polizia francese scaricare immigrati. È successo in una zona di bosco, già di alcune centinaia di metri in territorio italiano, vicino all’imbocco del tunnel di Cesana. È un’altra miccia sul terreno minato dell’accoglienza. Perché protagonisti dell’ennesimo scivolone sono rappresentanti del Paese della “libertè, egalitè, fraternitè”. Certamente “cattivi maestri”. Terribile.

Ma non basta. Secondo alcuni testimoni e sindaci della valle Susa sarebbe già successo altre volte. Succederebbe da tempo ma sempre e tutto in territorio francese. Ora invece è avvenuto in Italia. La procura apre un’inchiesta. La Prefecture des Hautes Alpes: «Avevamo avvertito gli italiani, ma il nostro veicolo non doveva varcare la frontiera senza autorizzazione ». Incredibile.

Che cosa sta capitando? Giochiamo a rimpiattino con le vite degli altri. Ecco, le vite degli altri, appunto. Ma là era l’ex DDR, erano i comunisti; qui è la liberissima Francia.
La Francia di Macron si nasconde, un’altra volta dietro le montagne delle Olimpiadi 2006 per lavarsi le mani di vite di cui non vuole occuparsi proprio? Se così, è semplicemente vergognoso, inaccettabile, indiscutibilmente sbagliato. Respingerli, per i francesi, è normale. E le scene si ripetono ogni giorno con la nebbia, la neve, il freddo. Famiglie intere obbligate a “restare fuori dal villaggio”. Noi, responsabilmente le accogliamo, invece. Ma proprio non è il caso che polizie altre ci portino chi non vogliono perché hanno gli stessi doveri nostri. Un giorno ci vergogneremo, gli altri ma anche noi, di averli trattati così. Come avviene alla frontiera di Ventimiglia dove, anche oggi, centinaia di disperati cercano un nuovo futuro, a piedi, lungo i binari della ferrovia, in auto con passeurs esosi e violenti, in treno, nascondendosi dappertutto e rischiando di morire.

No, non è questa l’Europa per la quale i padri fondatori hanno lavorato; anzi è questa l’Europa che arma il cuore di chi vuol tornare alle frontiere, agli steccati. Eppure l’egoismo dei diversi nazionalismi e dell’onda populista che partita dai Paesi dell’est sta scuotendo tutto il continente non dà tregua. Ormai ogni giorno nascono muri di filo spinato, di cemento, di idee prive di sensibilità umana. Non si possono accettare anche se la gestione dell’esodo biblico, che nessuno fermerà, è difficile, complessa, piena di difficoltà. Ma certi gesti non sono degni della nazione dove avvengono, la Francia, e delle persone che li fanno. «Ero straniero e non mi avete accolto». Remember?

Gian Mario Ricciardi
TODAY
Rubrica di NUOVO PROGETTO