Sermig

Squarci di umanità

di Gian Mario Ricciardi - La tenerezza di due anziani e quello che conta davvero.
Le ho ritrovate, in una pizzeria di periferia. Ho incontrato di nuovo gocce di umanità in questo mondo impazzito d’egoismo. E mi sono commosso.
La sera d’un giorno qualsiasi: due anziani entrano nel locale. Lei cammina e si muove come un automa, sul volto l’impronta della sofferenza che ha offuscato, forse quasi spento, la grazia di una vita.
Lui la segue con mille attenzioni, le fa scegliere il tavolo, le porge la sedia. Una birra piccola per lui, acqua frizzante per lei. Mangiano una pizza. Lui gliela taglia come si fa con i bambini. Lei, lentamente, la mangia ma non proferisce una parola: gli occhi fissi, lo sguardo assente. Ebbene, lui, che credo avesse qualche anno più di lei, instancabilmente l’assiste. Poi si alzano, pagano ed escono con la calma di due persone stanche.

Sì, nei gesti di quell’uomo ho visto sciogliersi, di nuovo, gocce di sensibilità umana che in questa estate avvelenata sono state travolte invece dagli egoismi incrociati.
Ho immaginato la loro casa: semplice, pulita, raccolta. Ho immaginato la loro vita, sicuramente un tempo felice, i loro sorrisi e le loro lacrime, ma poi li ho guardati di nuovo, pronti a prendersi per mano e a fare il cammino che resta, insieme. Che bello!
Lo so. È così in parecchie famiglie nel mondo, quando ci sono malati che vanno seguiti notte e giorno, che magari non riescono più a formulare una parola, una frase. E tu continui anche se ci sono dei momenti in cui getteresti la spugna.
Ed è così per anni nel silenzio dello Stato che oggi si straccia le vesti in mille polemiche molto meno importanti.
Lo so. Ci sono persone che con eroismo discreto e nascosto asciugano lacrime, assorbono il sudore, cambiano chi non è più in grado di farlo. E lo fanno in una colpevole solitudine di Stato, tra le visite, tante forse, ma sempre poche di chi li assiste a casa. Lo fanno svenandosi di soldi e nel fisico, ma con un cuore grande.

Lo so, ma quei due anziani signori mi hanno fatto pensare ad almeno tre fatti: ai bimbi morti annegati nel Mediterraneo, soli, persi, abbandonati; a quegli uomini e donne inghiottiti dalla neve e dai gelo sulle montagne delle Olimpiadi 2006, respinte dalla Francia; ai nostri poveri, anzi poverissimi, che si sono spenti su una panchina l’inverno scorso e di nuovo in quello che verrà. E mi sono sentito piccolo, piccolo. Sono stato costretto a registrare una sconvolgente perdita di sensibilità alla sofferenza umana, di civile indignazione davanti alla miseria e all'ingiustizia, un incrocio di egoismi personali e politici che hanno acceso le luci su altro e le hanno ridotte a quasi nulla sulle speranze tradite spesso dei poveri che aumentano, sugli anziani prigionieri della loro solitudine, su chi bussa alle nostre porte. È una questione di cuore e testa insieme, di mani che aiutano ed occhi che sorridono.
Diceva don Lorenzo Milani: «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia». E non solo del cuore. Quei due in pizzeria, l’hanno capito. Noi, forse, no.

Gian Mario Ricciardi
TODAY
Rubrica di NUOVO PROGETTO