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Costruire ponti

di Mauro Palombo - Un famoso scrittore racconta di due personaggi dei secoli scorsi che assieme esaminano un ponte. Uno di essi descrive all’altro il ponte, pietra per pietra. L’altro, persona di rango altissimo, preme per andare al punto: «Ma qual è la pietra che sostiene il ponte?».
La risposta è che «il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, ma dalla linea dell’arco che esse formano».
Momento di silenzio, prima di ripartire: «Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che mi importa». La risposta: «Senza pietre non c’è arco».
La metafora ci mostra che la sostanza delle cose, in apparenza, è invisibile, solo però fintanto che non desideriamo davvero conoscerla. E che i “ponti” sono strutture importanti, per la vita di tutti. Costruirne, vuol dire dare alle persone l’opportunità di essere in unità, di cercare il meglio di ciascuno per il bene di tutti.

"Georgia, aiuti umanitari condivisi tra cattolici e ortodossi"L’esperienza suggerisce, che tante “piccole” azioni per chi è nel bisogno, sono proprio una di queste pietre che formano un arco di solidarietà a sostenere con forza “ponti” di comunicazione per superare baratri anche molto profondi. Una di cui diamo notizia qui è l’arrivo a destinazione dell’ultimo container di aiuti inviato in Georgia al nostro amico Padre Witold Szulczynski e l’utilizzo dei materiali contenuti.
128 quintali di aiuti. Per le emergenze ricorrenti – alimenti, indumenti – soprattutto per superare l’ultima parte della stagione fredda, quella della maggiore scarsità. E poi attrezzature per le accoglienze e materiali per i progetti con gli anziani; molto materiale scolastico perché restare esclusi dalla scuola può non avere rimedio. Macchine da cucire per qualche attività che dia lavoro, e un’aula informatica dove ragazzi che non possono permettersi corsi privati sempre costosi, possano comunque apprendere e non restare estranei a un mondo ovunque sempre più complesso.

Perché l’aiuto fosse più efficace, è stato possibile farci carico dei costi di spedizione. Un intenso lavoro di preparazione e documentazione con la Dogana georgiana passo passo ha permesso che lo sdoganamento avvenisse senza inadempimenti dell’ampia normativa, e in completa esenzione da dazi e diritti.
È una ormai lunga storia di collaborazione con questa realtà, attraverso il tenace impegno di Padre Witold; molti gli aiuti inoltrati: è stata realizzata una grande struttura per dare casa e formazione a bambini di strada; sono stati sviluppati interventi a favore di anziani malati e soli, e sostegno a iniziative produttive. La Georgia oggi non vive più l’anno zero della sua indipendenza (1991), ma resta un piccolo territorio strategico per il collegamento tra Europa e Asia, vittima per questo di conflitti e tensioni tra potenti vicini e tra interessi globali. La grande e diffusa povertà dei primi anni del Paese è andata riducendosi, ma resta ancora elevata. La privatizzazione del sistema sanitario esclude chi non può permettersene le prestazioni; il welfare è minimo e solo azioni solidali cercano di prevenire la completa esclusione sociale dei poveri, tanto giovanissimi quanto anziani.
Un carico di materiali è così ancora una volta un contributo a costruire relazioni nuove tra le persone. E, in particolare, tra la comunità cattolica e quella ortodossa, ampiamente maggioritaria, con cui iniziative e aiuti sono condivisi. Per arricchirsi delle differenze, in un rinnovato clima di amicizia e fiducia, che di ponti andrà ad edificarne ancora.

Associazione Sermig Re.Te. per lo Sviluppo
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Mauro Palombo
RE.TE.
Rubrica di NUOVO PROGETTO