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Riders speciali

di Stefano Caredda - L'esperienza di una cooperativa e di un biscottificio di Vercelli.
Negli ultimi mesi ne abbiamo sentito parlare spesso: li abbiamo ascoltati mentre spiegavano i loro problemi e le loro richieste, li abbiamo seguiti nei principali telegiornali, dopo essere diventati – a torto o a ragione – uno dei simboli del lavoro che fa rima con precarietà e sfruttamento. Per alcuni tratti i “riders” – coloro che consegnano a domicilio cibo da asporto – sono diventati centrali nell'agenda comunicativa del governo, per quanto vada ancora definito un intervento normativo che incida davvero sulla loro situazione.

Di esperienze di “riders" ce ne sono parecchie e una tanto piccola quanto interessante arriva da Vercelli, dove in sella alla bicicletta, a consegnare bontà gastronomiche, troviamo quattro ragazzi con disagio mentale.
L’idea è della Cooperativa Sociale 181 che da qualche anno gestisce il biscottificio artigianale Il Mattarello, un progetto di imprenditoria sociale. Oltre all’impiego nella produzione dei dolci, le persone con disturbo mentale coinvolte dall’associazione si occupano appunto di gestire il servizio che riguarda la preparazione e consegna di pasti freschi direttamente a casa o in ufficio. Consegna che avviene su biciclette pensate per essere utilizzate in sicurezza da persone con difficoltà.

I quattro ragazzi sono stati scelti con l’aiuto del Comune e del Centro di salute mentale della Asl attraverso colloqui per la selezione delle persone più adatte. Hanno seguito una formazione specializzata (sicurezza sul lavoro e normativa per la gestione degli alimenti) e sono stati preparati direttamente all’interno della cooperativa, affidati a due dipendenti anch’essi con deficit cognitivi, che subito si sono sentiti gratificati dal nuovo incarico e hanno potuto trasmettere le loro conoscenze ai nuovi tirocinanti.
Un metodo questo che consente di far sperimentare da subito l’autonomia lavorativa, perché i ragazzi sono stati resi subito indipendenti e attivi in tutto lo sviluppo del servizio, dalla preparazione dei pasti, al loro confezionamento, dalla consegna, alla gestione del denaro, fino alla promozione stessa dell’iniziativa.

Così, persone che solitamente si trovano a vivere un pregiudizio legato alla propria malattia e che si vedono, a volte, isolati, imparano a confrontarsi con l’esterno e trovano nuovi modi per socializzare e interagire con il pubblico, in modo esperienziale, senza essere stigmatizzati. L’obiettivo inoltre è quello di creare un indotto tale da garantire in futuro un posto di lavoro fisso per almeno una delle persone coinvolte nel progetto, favorendo la sua integrazione sociale e lavorativa.
«Fin dalla nostra nascita – dice Angelo Crea, presidente della Cooperativa Sociale 181 e responsabile del progetto – crediamo nell’importanza della autosostenibilità delle idee che mettiamo in campo. Puntiamo, grazie al coinvolgimento della cittadinanza, a che il progetto possa diventare autonomo».

Stefano Caredda
REDATTORE SOCIALE
Rubrica di NUOVO PROGETTO