Sermig

Addio infanzia

di Michelangelo Dotta - La reale preoccupazione è l’impatto delle nuove tecnologie sull’identità personale, sulla concezione di sé e sul mondo delle relazioni con gli altri. Sottoposti al quotidiano bombardamento di stimoli ipnotici provenienti da quell’universo parallelo che sono la rete e i social network, soffriamo tutti di una crescente incapacità di concentrazione e comunicazione. I nuovi media sono diventati il nostro habitat naturale, danno forma alle nostre identità e ci forniscono strumenti interpretativi al pari del buon vecchio mondo “là fuori”.

Il sovraccarico del flusso di informazioni è talmente pesante e invasivo da cancellare la capacità di distinguere cosa è vero da cosa non lo è, che cosa noi siamo e che cosa mostriamo di essere; realtà naturale e realtà artificiale, offline e online, tendono a sovrapporsi diventando spesso indistinguibili. Inutile sottolineare che in questo quadro i gruppi più vulnerabili sono i bambini e gli adolescenti la cui identità è in fase di sviluppo e consolidamento. Turbati, spaventati, raggiunti online e sui social da immagini pornografiche, fake news, video o contenuti violenti, dal 2013 al 2018 è più che raddoppiata la percentuale di ragazzi dai 13 ai 17 anni che dichiara di avere visto o sperimentato online, nel corso dell’ultimo anno, materiale che li ha turbati o spaventati. Un quarto di loro, secondo le ultime statistiche, non ne ha parlato con nessuno, ma il fatto di essere virtuale, non depotenzia l’impatto della violenza né la giustifica.

Secondo uno studio americano, il 75% degli studenti viene oggi distratto in classe dalle tecnologie digitali e quelli di loro che hanno problemi emotivi sono saliti all’86%; per Jean Twenge, studioso di San Diego, gli adolescenti americani che passano 3 ore al giorno davanti agli apparecchi elettronici hanno il 35% di possibilità in più di rischiare il suicidio rispetto a chi li usa meno di un’ora. La percentuale sale al 71% tra i ragazzi che dedicano 5 ore al giorno agli smartphone. Il pericolo di essere afflitti dalla depressione minaccia il 27% degli adolescenti che abusano dei telefonini.

Alla luce di questi dati suonano profetiche quanto terrificanti le affermazioni di Chamath Palihpitya, (foto) ex vicepresidente di Facebook, per la crescita degli utenti: «...mi sento tremendamente in colpa per aver sviluppato le tecnologie che stanno distruggendo il tessuto sociale; a forza di like e pollici all’insù abbiamo creato un sistema di feedback alimentato dalla dopamina che distrugge il funzionamento della società. Niente più discorso civile, niente cooperazione. Puro stravolgimento della realtà».

Il mondo della tecnologia sta accerchiando l’infanzia fagocitandone il tempo dei sogni e della spensieratezza, delle prime delusioni e delle vampate d’amore ma nessuno sembra farci caso... ti guardi intorno e sulla spiaggia, sotto gli ombrelloni, gli schermi accesi sembrano aver rubato la scena all’orizzonte.

Michelangelo Dotta
MONITOR
Rubrica di NUOVO PROGETTO