Sermig

Maria Argentina

di Simone Bernardi - «Si afferravano ad ogni cosa che potesse sorreggerli, altri venivano scaraventati in mare, in balia delle onde (...). Alcune barche di pescatori che erano li vicino accorsero per prelevare i naufraghi... una, in particolare, sotto l’assedio degli uomini in acqua, si capovolse, ributtandoli in mare. (...). I minuti passavano e la confusione aumentava. I corpi degli annegati galleggiavano nelle acque vicino all’isola. Erano ormai molti, e la corrente li allontanava dal punto del naufragio (...) i corpi emersero anche dopo diversi giorni».

Una donna viaggiava con i suoi quattro figli. Erano partiti con la speranza di raggiungere il loro papà, che li aspettava dall’altra parte. Quando la nave – con centinaia di migranti a bordo – impattò sugli scogli, si impennò e la parte poppiera si allagò rapidamente. Molte persone non ebbero tempo di risalire in coperta. L’istinto fu di prendere in braccio il più piccolo, afferrare gli altri per mano e tenerli tutti accanto a sé! Con il passare dei minuti, l’imbarcazione si adagiò sugli scogli e mamma e figli lottarono... finché arrivarono i soccorsi.

Quell’uomo non poteva reggere all’idea che tutta la sua famiglia fosse scomparsa e pensò di farla finita. Poi, dopo qualche giorno, attraccò una nave con a bordo i superstiti ed esplose di gioia nel vedere che i suoi erano tutti vivi! La famiglia si ricompose e, un anno dopo, aumentò ancora, nacque una bimba.

Questo episodio è dell’agosto del 1906. Quella donna si chiamava Cristina Maritato e i suoi figli: Luigi, Leopoldo, Agostino e Brigida. Si imbarcarono a Genova sul transatlantico a vapore Sirio. A Buenos Aires li aspettava il marito, Fedele Vasca... ma, a poche miglia da Capo Palos, in Spagna, un urto terribile interruppe bruscamente la navigazione! In quella tragedia morirono ufficialmente 293 persone, o forse più. Le notizie sono piuttosto vaghe. Molti disperati, infatti, si imbarcavano clandestinamente. I loro corpi furono composti lungo il molo di Cartagena e poi tumulati nei cimiteri della zona. Le lapidi, ancora leggibili, portano nomi e cognomi italiani. Quando a Fedele e Cristina nacque la quinta figlia, vollero chiamarla Argentina, come la terra che li aveva accolti, ma il sacerdote, al momento del battesimo, disse che Argentina non era il nome di una santa... e allora la chiamarono Maria, Maria Argentina, ma per tutti fu sempre Argentina.

Tante navi, tante storie, di Pasquale Guaglianone.
Colonna sonora: Il tragico naufragio della nave Sirio, di Francesco De Gregori & Giovanna Marini.

Simone Bernardi
OBRIGADO
Rubrica di NUOVO PROGETTO