Sermig

Benedetti toscani...

di Annamaria Gobbato - La testimonianza di Alberto Giani.
Fucecchio, non solo Indro. La cittadina alla destra dell’Arno oltre a dare i natali al famoso “toscanaccio scomodo”, vede nascere a metà degli anni ‘60 anche un comune mortale, Alberto Giani.
Comune sì, ma con una marcia in più, la disponibilità al servizio. Già brillante studente liceale, nel 1992 si laurea in psicologia all’Università di Roma e in seguito in scienze religiose. Convinto che solo attraverso una formazione a tutto campo si può raggiungere l’obiettivo di una maturazione umana e spirituale dei giovani, dedica il tempo libero alla parrocchia, come catechista e animatore.

Cinema, giornale locale, campi scuola, ritiri sono i mezzi per intessere relazioni, coinvolgere altri giovani in un cammino verso una fede sempre più incarnata. Il matrimonio con Rita, i quattro figli non fermano l’impegno; come direttore della Caritas diocesana, crea nel circondario un centro di ospitalità notturna per immigrati e case famiglia per mamme in attesa e ragazze disabili psichiche. In una di queste, la Casa Verde di San Miniato, dove aveva prestato servizio civile, opera personalmente come psicologo. Nel frattempo continua ad insegnare religione a Fucecchio – sposandosi si era trasferito in provincia di Pisa – e a seguire i corsi per fidanzati. Muore a soli 43 anni dopo una malattia accettata nella fede.

Alla Casa Verde cui ha dedicato tanta passione ora si è affiancato uno spazio verde, il Giardino Alberto, un modo per ricordarlo in modo lieve: nella serenità della natura gli ospiti possono ritrovare quel sorriso che accoglie e non giudica che era la sua caratteristica.

Annamaria Gobbato
#TERRA&CIELO
Rubrica di NUOVO PROGETTO