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Parole in prestito

di Stefano Caredda - Un archivio di messaggi elettronici per far comunicare chi non ha più la voce. L’iniziativa del Centro Clinico Nemo.

Potranno continuare a parlare, anche se in un modo diverso, e lo faranno con la voce dei grandi attori. È la possibilità offerta a chi ha perso la propria voce, a causa di una malattia o di una disabilità, dall’iniziativa Una parola per Nemo, promossa dal Centro Clinico Nemo, struttura ad alta specializzazione pensata per rispondere in modo specifico alle necessità di chi è colpito da malattie neuromuscolari come la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica), la SMA (Atrofia Muscolare Spinale) e le distrofie muscolari. «La voce è parte fondamentale dell’identità di ognuno di noi e perderla compromette profondamente il benessere psicologico della persona», spiega Alberto Fontana, che del Centro Clinico Nemo è il presidente. «Grazie ai doppiatori, le persone costrette dalla malattia ad utilizzare un comunicatore elettronico potranno contare sulla voce di professionisti, capaci di farci emozionare tante volte da spettatori.

Speriamo siano tante le persone che seguano il loro esempio, così da completare il prima possibile il vocabolario delle parole».
Ecco così che alcuni fra i maggiori doppiatori italiani hanno registrato un archivio di messaggi che potrà essere utilizzato dai comunicatori elettronici: ciascun doppiatore ha registrato circa 3.600 messaggi, il più possibile vicini ai bisogni e alle esigenze delle persone che vivono l’esperienza della malattia. Ma non solo, perché vengono colti anche gli usi, i costumi e i modi di dire più significativi che appartengono alla lingua italiana. Inoltre, ogni paziente coinvolto ha modo di scegliere quei messaggi che sono più rappresentativi della sua personalità e dei suoi interessi e può così far registrare i nomi dei propri cari o le affermazioni e le esclamazioni che lo contraddistinguono.

Da “ciao” a “buona giornata”, passando per “ti voglio bene”, sono moltissime le parole e le espressioni raccolte: si passa dalla famiglia, con il semplice “mamma”, allo sport, con gli immancabili “gol” e “rigore”, e poi la natura, la religione, la politica, la scienza. E così via, con locuzioni, frasi fatte, e – va da sé – anche alcune parolacce. Esclamazioni ed espressioni di saluto sono le più diffuse, ma molte sono le parole legate a sentimenti ed emozioni, e quelle che esprimono bisogni affettivi e concreti (come “abbracciami” e “ho fame”).

Insieme ai doppiatori famosi (il testimonial numero uno è stato Pino Insegno), l’appello è stato rivolto a chiunque. Ed è ancora possibile contribuire a questo progetto di raccolta delle voci scaricando la app NeMO-My Voice e registrando anche solo una semplice parola, che verrà inviata dall’app stessa in un vocabolario posto nel cloud, un vero e proprio archivio di voci che costituisce il cuore del progetto Banca della Voce. Per restituire il suono di una voce vera a chi l’ha persa.

Stefano Caredda
REDATTORE SOCIALE
Rubrica di NUOVO PROGETTO