Sermig

Rospi

di Fabio Arduini - I segreti dell’anfibio più conosciuto.

Rospi e simili, te li trovi davanti e in pochi istanti ti sintonizzi su un’unica, precisa reazione pescata su dal tuo inconscio tra un ventaglio di possibilità, da una repulsione talmente forte da spingere alla fuga, alla sfrontata tentazione di baciarlo per verificare empiricamente se è vero quel che si racconta sul fatto che si trasformi in un principe. Il cittadino che si sente un po’ come Marcovaldo di fronte a un piccolo rospetto potrebbe anche provare un tuffo al cuore, toccato dalla gioia di un ritorno ad origini rurali. A meno che non si tratti della rana golia, tre chili di stazza.

Ma andiamo con metodo: ci troviamo nella classe degli anfibi, animali che devono tale nome al fatto che trascorrono una parte di vita in acqua e un’altra al di fuori. Più nello specifico: ordine degli anuri, cioè privi di coda, raggruppamento composto da poco meno di settemila specie. Già il fatto che nel corso dei secoli passati ci siano state persone dedite a studiare e raccogliere in giro per il mondo rospi, rane e raganelle, non senza il rischio di dilapidare patrimoni familiari e mettere a repentaglio la propria incolumità, paradossalmente mostra che è proprio la specie di cui facciamo parte noi, ad essere interessante da conoscere.

Che scoprire i segreti di rospi e simili fosse una sfida non di poco conto, è evidente già chiedendosi come fanno a nascere. Infatti è facile associare alla madre una cucciolata di gattini; invece, se oggi sappiamo mettere in fila almeno mentalmente: rospo nello stagno, uova, girini e rospo nel prato, è grazie a parecchi scienziati (di professione o di fatto) che hanno ragionato bene. Le nuove generazioni comunque non hanno motivi per stare inerti a gloriarsi dei predecessori, perché grande è il numero di specie non ancora scoperte: le più recenti sono state localizzate in Tanzania, India e Borneo.

Fabio Arduini
PAROLE
Rubrica di NUOVO PROGETTO