Sermig

Paese comunità

di Corrado Avagnina - Il bene comune passa solo da un progetto condiviso.
Quando si leggeranno queste righe, si sarà già all'indomani del 4 marzo, con l’esito (che ora, mentre si scrive, si ignora) delle elezioni politiche. È inutile provare a fare gli indovini su chi avrà vinto o perso o… pareggiato. E sarà anche alle spalle un’aspra campagna elettorale, in qualche tratto non proprio fisiologica ai ritmi della democrazia, essendo andata talora sopra le righe. In qualche caso si è sbroccato.

Ma c’è da guardare avanti. Al di là di tutto però, come non mai, in questi frangenti probabilmente è più salutare andare all'essenziale. E c’è chi può aiutarci a farlo, grazie al suo ruolo interpretato con grande avvedutezza. Infatti rispetto alla sobrietà dei suoi interventi, pacati e fermi, occorre davvero farsi attenti per non perdersi messaggi importanti e preziosi. Si tratta di quanto esterna con parsimonia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Che non spreca molte parole. Ma che, quando dice la sua, appare sempre sul pezzo.

Premiando – in giorni pesanti, segnati da episodi di violenza anche impressionanti, come il raid razzista a Macerata – concittadini che si sono spesi per gli altri in tanti campi ed in tanti modi, dando un volto d’umanità consapevole ed inclusiva alla nostra esperienza di popolo, ha ricordato come ci siano tante energie positive da valorizzare, da immettere in circolo, da apprezzare.

Perché queste risorse umane di dedizione, di generosità, di coraggio… contribuiscono a fare di tutti noi, che viviamo in questo Paese complicato, una “comunità”. Che è un passo ben più in là di ridursi ad un agglomerato più o meno assortito, ad una giungla di interessi, ad uno sgomitare per arrivare primi e davanti, ad una somma di egoismi e di ingordigie, a cammini che si ignorano, a sponde che si guardano solo in cagnesco, a conflitti perenni e laceranti… Una “comunità” è altra cosa.

È una scelta che impegna certo, perché i problemi non mancano, ma si affrontano insieme, dialogando, ascoltando, condividendo… Soprattutto ripartendo da una manciata di valori di fondo indispensabili, che ritroviamo nella Costituzione.

La Carta fu pensata infatti come il punto di riferimento per una “comunità di persone” che credono in un progetto comune di umanità, mettendo a confronto idee ed istanze diverse, assommando i talenti e le competenze, superando rancori e pregiudizi, pensando non unica- mente a sé ma a tutti gli altri… Non possiamo prenderci il lusso pericoloso di snobbare questo bisogno di “comunità”.

Il presidente Mattarella l’ha detto chiaro: rischiamo grosso, rischiamo il peggio, ci facciamo solo del male. Senza “comunità” l’aria si fa un po’ irrespirabile. Anzi viene a mancare l’ossigeno che attraversa ognuno, facendo condividere senza azzerare, camminando insieme pure esprimendo diversità legittime ed apprezzabili. La “comunità” sta alla base. La politica ed i partiti vengono dopo, non prima.

Corrado Avagnina
QUARTA PAGINA
Rubrica di NUOVO PROGETTO