Sermig

L’arte della consapevolezza

di Gabriella Delpero - Alla scoperta del “mondo di dentro”.
È cronaca quotidiana il ripetersi di gesti di violenza compiuti da giovanissimi – da soli o più frequentemente in gruppo – ai danni di coetanei o anche di persone adulte o anziane, spesso deboli ed emarginate. Generalmente privi di uno scopo dichiarato e preciso, quei gesti sembrano originare dalla noia e dal non-senso, o almeno questa è l’interpretazione che viene spesso fornita. Il che amplifica enormemente l’assurdità e la gravità di tali comportamenti, veri abissi di crudeltà e viltà allo stato puro. Ma che cosa passerà mai nella testa di un dodicenne mentre appicca il fuoco al cartone in cui ha trovato rifugio un barbone? O cosa pensa un tredicenne che insieme al suo “branco” si diverte a massacrare di botte uno sconosciuto coetaneo alla fermata dell’autobus? Difficile a dirsi.

Del resto la capacità di mettere in atto comportamenti razionali e sensati, costruttivi e adatti alle varie circostanze della vita quotidiana, non è certo “innata”, non è un’abilità spontanea, di cui si entra in possesso semplicemente crescendo in età, come si cresce in statura e peso secondo immutabili leggi biologiche. Non basta insomma lo scorrere del tempo a dare ai cuccioli dell’uomo la possibilità di pensare prima di agire, e di giudicare la validità delle proprie azioni. Anzi, diventare consapevoli di se stessi, del proprio “mondo dentro” (e quindi dei propri sentimenti, pensieri, desideri, delle proprie tendenze e dei propri gusti, delle proprie caratteristiche e dei propri limiti) è al contrario un’arte. E come tutte le arti va progressivamente e pazientemente cercata, scoperta, capita, coltivata , approfondita, amata. La via della vita interiore va indicata da chi ne ha già percorso almeno un tratto a chi è ancora agli inizi del viaggio: questo è il compito insostituibile dell’educazione.
Alcuni adolescenti a cui è stato chiesto di esprimere un parere sui gravi fatti di cronaca citati si sono mostrati sorpresi ed imbarazzati dalla domanda, alla quale hanno risposto ammettendo fondamentalmente di non avere alcuna opinione personale in proposito. Sembravano cioè non riuscire a trovare dentro di sé nessun criterio, nessuna “unità di misura” a cui rifarsi per esprimere una valutazione sull'accaduto.

Crearsi una visione delle cose, farsi un’idea di ciò che può essere giusto e di ciò che invece è sbagliato e individuare dei parametri in base ai quali mettere ordine nella propria testa pare un’impresa troppe volte superiore alle normali capacità di molti nostri giovani. Sconfortante? Da una parte sì, sicuramente. Ma dall’altra anche stimolante: per noi adulti si tratta di cogliere una sfida coinvolgente ed impegnativa, quella della lotta attiva contro l’elettroencefalogramma piatto di tutti coloro che non hanno mai cominciato a pensare seriamente a se stessi, al senso e allo scopo della propria esistenza, alla direzione da dare ad opere e giorni.
È urgente rivitalizzare in tutti i modi possibili i processi di pensiero, moltiplicare le occasioni di confronto e dibattito, combattere superficialità e ignoranza, diffondere informazioni serie e corrette, proporre attività di approfondimento di tematiche non banali, promuovere ogni aspetto della cultura, incentivare lo studio e tutte le forme di conoscenza… Fare qualsiasi cosa per tirare fuori i nostri ragazzi dal pantano in cui sono intrappolati, dal gioco al ribasso, dalla volgarità e dalla stupidità, dal nulla della mancanza di modelli e ideali alti… Utopie da idealista ormai un po’ in là con gli anni? Mah! Ognuno ha l’età dei suoi sogni…

Gabriella Delpero
PSICHE
Rubrica di NUOVO PROGETTO