Sermig

“Come noi” da 30 anni

di Gianni Giletti - Arsenale della pace, una casa che accoglie.
L’inizio mi sembra un sogno molto lontano. C’era stata una situazione di un ragazzo che non eravamo riusciti ad ospitare, perché Ernesto ci aveva detto che non eravamo pronti e allora l’avevamo mandato altrove.
E poi la visita sotto il ponte sulla Dora, di fianco all’Arsenale, una sera d’inverno come questa, dove avevamo trovato tante persone che dormivano lì, in mezzo ai rifiuti e alle siringhe.
Quella sera avevamo messo qualche materasso in salone, ma la sera dopo non eravamo più riusciti ad accoglierli.

Eppure sentivamo che Gesù ci chiamava ad accogliere le persone in strada, per potere dar loro un luogo più che dignitoso per riposarsi qualche ora e dormire al sicuro.
Ernesto come sempre si mette davanti a noi per provare lui stesso se era un progetto realizzabile e mantenibile nel tempo.
E dopo un po’, trent’anni fa, mi chiede, Gianni vuoi occupartene tu per qualche tempo?
Non era esattamente quello che avrei voluto fare, ma accettai, senza sapere niente di accoglienza.

I primi tempi furono durissimi: c’era davvero da aver paura, perché l’Arsenale era ancora in costruzione, la struttura che avevamo preparato bastava a malapena, noi non eravamo pratici di accoglienza e toccammo con mano chi sono i poveri e cosa significa accoglierli ogni giorno, tutti i giorni, quanto questo ti cambi la vita.
Con l’aiuto della fraternità, tenemmo duro e continuammo a migliorare le condizioni di accoglienza, a imparare come porsi di fronte ai poveri, a scavare sempre più a fondo nelle motivazioni che ci spingevano a continuare a tenere aperto. C’erano sere in cui mentre alcuni di noi erano alla porta, gli altri erano davanti al Santissimo, proprio per chiedere al Signore di illuminarci e di resistere. L’accoglienza così divenne un fatto spirituale, piantò le proprie radici nella fede e divenne non più un attività, ma un modo di vivere.
Grazie all'apertura di quel dormitorio il 18 gennaio 1988, oltre a dare da dormire per milioni di notti, questa fraternità conobbe la fatica e la gioia dello spartirsi, aprì le accoglienze femminili 10 anni dopo, scoprì la possibilità di fare bene il bene, imparò a mettere la dimensione dell’accoglienza in ogni sua successiva iniziativa, dalla cultura agli oratori, dalla tecnologia alla musica, dalla spiritualità ai giovani.

Il dormitorio ci insegnò ad avere un metodo, a vivere da cristiani 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, pur con tutte le nostre povertà e miserie e ci permise inoltre di esportare il modello anche altrove, in Brasile ad esempio, dove da più di 20 anni più di mille persone al giorno dormono al sicuro all’Arsenale della Speranza di San Paolo.
E poi i volontari: sono loro il “braccio armato”, diciamo così, dell’accoglienza, è grazie a loro che teniamo aperto. Persone che tolgono tempo ed energia alle proprie famiglie per poter dare dignità a chi rischia di perderla.
E tutto questo con costanza, giorno dopo giorno, anno dopo anno, senza stancarsi mai. Giovani che prendono il posto degli anziani che a malincuore non ce la fanno più a venire, padri, figli e nipoti che si alternano, una parte della società civile insomma che senza arte né parte, dà una mano ad una città intera a risolvere uno dei problemi più gravi che ha: la mancanza di alloggio.

Per quanto mi riguarda poi, io non sarei la persona che sono se non avessi vissuto, giorno dopo giorno, questa avventura. L’esperienza umana che ne deriva è immensa: molto di ciò che sono, l’ho imparato sulla porta del dormitorio, alle prese con i poveri.
Oggi, dopo trent’anni, chiedo al Signore di mantenerci questa grazia, quella di continuare ad accogliere ogni giorno della nostra vita.

Gianni Giletti
ARSENALIVE
Rubrica di NUOVO PROGETTO