Sermig

Per salvare le città, salvare i villaggi

di Mauro Palombo - Per salvare le città, salvare i villaggi. Uno dei principi della VRO – Village Reconstruction Organisation, fondata nel 1969 dal gesuita padre Michael Windey.

Ispirata ad una sintesi tra i valori della dottrina sociale cristiana e della filosofia e prassi gandhiana, lavora per la vita dei moltissimi piccoli villaggi rurali dell’India, abitati da molti tra i più svantaggiati: dare ai villaggi dignità e vita è il reale futuro di tutta la nazione. Centinaia i villaggi “ricostruiti”: dove ricostruire, riparare, è innanzitutto rinnovare e rafforzare le piccole comunità – responsabilizzando e curando la partecipazione di ogni categoria di persone –, facendo crescere le loro capacità, nella collaborazione di tutti per il bene comune. L’incontro con padre Michael fu al tempo dello tsunami che il 26 dicembre 2004 flagellò anche l’India del sud. Fu possibile, assieme, la ricostruzione del villaggio di Mahadevipatnam, un centinaio di famiglie. Condividendo da allora in profondità le nostre esperienze spirituali e umane in una grande sintonia, assieme agli amici della VRO Italia, che continua col padre Peter Daniel, attuale responsabile. Un villaggio è un mondo, ed evidenzia anche come la discriminazione sociale sia la prima fonte della miseria; il caso dei “dalit”, i senzacasta o “intoccabili” – duecento milioni di uomini e donne in India – condannati ad una sorta di schiavitù. Quello di Agnipuri, “Il villaggio del fuoco”, è uno dei tanti esempi. Volontà, consapevolezza, grande perseveranza, ne hanno fatto una lunga storia ma “a lieto fine”.

Crisi: un buon momento per il cambiamento
Nel 1991 padre Peter è parroco di Darsi, nell’Andra Pradesh. Nella parrocchia, anche il villaggio di Erraobanapalli. Come molti altri, da sempre diviso in due ben diverse comunità: 65 famiglie di caste elevate, proprietari dei terreni, vivono in casette; e 226 famiglie dalit, braccianti a giornata e servitori, vivono in capanne, in una borgata separata. I bambini dalit non accedono alla scuola del villaggio, e restano analfabeti, come gli altri. La maggior parte dei dalit sono cristiani, e cattolici. Le famiglie di casta elevata dominano l’amministrazione, mantenendo divisi i dalit, che, votando, potrebbero altrimenti essere maggioranza. Padre Peter osserva la situazione, e cerca di lavorare per creare unità. Ci vogliono quattro anni per raggiungerla, ma, 3 luglio 1995, le elezioni sono vinte! La reazione non tarda: il giorno stesso il villaggio dalit viene interamente bruciato.

Il futuro è nelle tue mani
I dalit cercano scampo nella boscaglia. Padre Peter porta soccorsi e il giorno dopo tutti assieme marciano verso Darsi a chiedere aiuto e giustizia. Inizia un sit-in: durerà una settimana prima che un amministratore venga ad ascoltare. Dopo lunghe trattative, il governo locale accetta la richiesta che un nuovo villaggio sia costituito, facendosi carico di case, strada, acqua, e scuola. Ci vorrà ancora molta perseveranza, e solidarietà. Il governo con pretesti burocratici – prima vivevano in un piccolo e misero spazio e quindi possono farlo anche dopo –, darà solo un terzo delle case. La VRO, grazie ad un aiuto dall’Austria, si farà carico del resto. Gente, i gesuiti, aiutano per capanne temporanee, vestiti. Altri cinque anni di impegno e lotte, e un po’ alla volta gli impegni saranno onorati. Il “Villaggio del fuoco”, prende vita un po’ alla volta. Ma ben altro ancora serve: i proprietari terrieri iniziano gesti di riconciliazione, finalmente nasce rispetto e pace. Dopo anni Agnipuri resta una comunità unita, feste religiose di ogni appartenenza sono celebrate assieme. Gli alberi piantati a suo tempo avvolgono case e terra. I bambini vanno a scuola, nascono nuove famiglie: la VRO aiuterà a realizzare anche le loro nuove case. Semplici, ma piene di dignità.

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Mauro Palombo
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Rubrica di NUOVO PROGETTO