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Oltre ogni rischio

Rosanna Tabasso - QUELLO CHE CONTAdi Rosanna Tabasso - L’inizio del nuovo anno è sempre un’occasione di bilanci e di programmi, anche nella vita spirituale. Ripercorrere i passi del nostro camminare con Dio, tracciare il programma di un nuovo tratto di strada con qualche obiettivo più chiaro, con più metodo, magari facendo tesoro di qualche errore commesso per non ripeterlo. Ci si ferma per un momento di riflessione e poi si riparte. Nella vita spirituale anche i tempi di sosta, di riposo fisico sono momenti preziosi per lasciare che Dio muova i suoi passi verso di noi e noi stare con lui. Proprio un tempo di riflessione e di pausa può essere adatto per rivedere alcuni rischi nei quali ci siamo imbattuti nel nostro camminare e di cui abbiamo fatto esperienza.

Un rischio che sicuramente possiamo incontrare è quello di perderci nell’entusiasmo per qualcosa di buono, un luogo particolare, un’atmosfera vissuta, un’emozione provata e farla diventare un assoluto per la nostra vita e fermarci lì. Quando si fa una bella esperienza si vive giustamente un momento di entusiasmo ed è come se si fosse trovata la cosa più bella del mondo. Il rischio è pensare che solo in quel luogo, con quelle persone “sentirai” Dio e solo se si ripeterà quell’emozione provata sarai sicuro di camminare con lui. Ma l’entusiasmo svanisce e tutto dentro di te si ferma. Se i nostri passi nella vita interiore si fermano all’emozione di un momento e non ci radicano nella profondità, giriamo su noi stessi; se non ci danno motivazioni per continuare ad andare avanti nella fatica del giorno dopo giorno, di lì a poco ci fermeremo. Camminare con Dio ci chiede di non fermarci, di non smettere di cercare, perché nella vita spirituale ogni tempo ha cose nuove da regalare e anche ciò che oggi è buono può non essere la cosa migliore per il tempo successivo. Un altro rischio che corriamo è quello di trovare sulla nostra strada falsi profeti, qualcuno che ci “vende” il segreto della felicità per corrispondenza o a buon mercato, senza la fatica del camminare nel deserto, senza la fatica del perdere e trovare, del vedere chiaro e subito dopo non vedere più nulla, ricadere nella difficoltà. Può capitare che incontriamo chi ci offre la ricetta del benessere spirituale, il metodo per trovare l’armonia del corpo e dell’anima… Dobbiamo saper discernere e attrezzarci per affrontare il rischio di questi inganni. Non ci sono ricette magiche o super poteri che possano farci “volare” anziché camminare con umiltà e fatica. Chi ce li promette ci inganna. Anche Gesù ha messo in guardia i suoi dai falsi profeti e ci ha indicato una porta stretta da attraversare per seguirlo. Conoscere la sua via, imparare a camminare con lui, cercare amici fidati, uomini e donne di Dio, che non ci preservano dalla fatica del cammino ma la condividono con noi, ci aiuta a riconoscere i falsi profeti, a evitare di cadere nelle loro proposte vuote e a spesso anche pericolose.

Nel nostro camminare con Dio corriamo sempre il rischio di accontentarci di quello che abbiamo già vissuto, delle prime tappe superate. All’inizio del cammino siamo come folgorati, pieni di belle intuizioni, ci prendiamo l’impegno convinti delle nostre forze, entusiasti di ogni cosa che ci viene chiesta. Poi muoviamo i primi passi, non troviamo la gratificazione sperata, non otteniamo risultati evidenti, l’entusiasmo passa, accantoniamo tutto e ci fermiamo. Ci prende la paura che ci venga chiesto di più, la paura di non avere il coraggio di andare avanti. Il rischio è che ci capiti come a Pietro: finché ha tenuto lo sguardo fisso su Gesù, davanti a lui, ha camminato sulle acque… Poi si è guardato i piedi, ha visto l’acqua e la paura l’ha preso. Ha rischiato di annegare, ma Gesù l’ha preso ancora per mano e l’ha tirato sulla barca. Dopo aver camminato sulle acque, dopo aver camminato con Dio e averlo conosciuto da vicino, corriamo il rischio di fermarci alle soglie di una decisione importante per paura. Questo è il rischio grande che corriamo tutti e tanto più oggi: fermarci sempre solo all’emozione e non fare mai il passo successivo che è la fatica di rielaborare quell’emozione, il passo decisivo che è fede pura. Ci fermiamo sempre alla prima riga del Vangelo e non andiamo avanti. All’anticamera della preghiera, all’anticamera del dono di noi stessi e non affrontiamo la fatica dell’andare avanti. Gesù ci mette in guardia dal mettere mano all’aratro e poi voltarci indietro. Il nostro Dio ci chiede di non accontentarci, non gli basta che stiamo lì a contemplare il pezzettino che abbiamo fatto. Se ci fermiamo la relazione personale con Dio si esaurisce e invece lui vuole che viviamo una ricerca continua. Vuole che non smettiamo di cercare, un passo dopo l’altro, che non smettiamo di crescere. Dio non ci fa e non ci farà mai violenza, ma non si stancherà mai di cercarci, si farà strada in ogni spiraglio che gli lasceremo aperto. Può darsi che per le nostre paure impiegheremo più tempo, ma Dio manterrà la sua Parola.

Che questo anno ci offra l’occasione di fare esperienza del suo modo di essere presente nella nostra vita, del suo camminare con noi, del suo farsi Via per ognuno. Oltre ogni rischio.

Rosanna Tabasso Rinascere
QUELLO CHE CONTA
Rubrica di NUOVO PROGETTO