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La strategia dello Zar

di Michelangelo Dotta - L’aspetto forse più tragico dell’Isis, o di quel che a oggi ne rimane, è che non possiamo mai fissarla in un punto, collocarla in un’area, tracciarne un perimetro di azione. Ora più che mai è difficile se non impossibile darle un corpo, una fisionomia, smembrata e nebulizzata da una guerra letale che ha dissolto il califfato riconquistandone le terre, le città simbolo e le bandiere.

È stato Vladimir Putin, volando da Soci alla base aerea russa di Hmeymim in Siria, con una visita a sorpresa, a ufficializzarne la sconfitta annunciando l’inizio del ritiro dei caccia e della maggior parte delle truppe sovietiche dall’area. Strategia politica in vista delle elezioni presidenziali di marzo in cui presenterà la sua candidatura o valutazione strategico- militare basata sulla valutazione dei risultati effettivi ottenuti sul campo di battaglia (si è parlato di 33mila terroristi eliminati)? Probabilmente entrambe le cose, ma su tutte una, il presidente russo vuole tornare protagonista attivo sulla ribalta internazionale e la guerra al terrorismo, condotta in nome della sicurezza globale, lo ha collocato più che mai al centro della scena mediatica.

Con il ritorno alla sfida tra “super potenze” perseguito da Trump, Putin ha sfruttato al meglio l’occasione per riesumare e far rinascere il mito della “grande madre Russia” ponendosi davanti alle telecamere in veste di salvatore, colui che oggi è in grado di sconfiggere i malvagi e garantire un mondo migliore. In meno di 24 ore ha prima incontrato il presidente Bashar al-Assad cui ha confermato che il Cremlino manterrà in terra siriana la base aerea di Hmeymim e quella navale di Tartus, poi è volato al Cairo da Abdel Fatah al-Sisi per definire con lui l’uso delle basi aeronavali egiziane da parte delle truppe russe e per la realizzazione della prima centrale nucleare nella terra dei faraoni e infine stesso menù militare e civile alla cena con il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, vendita del sistema antiaereo S400 e definizione del contratto per la centrale nucleare di Akkuyu.

Dosando sapientemente potenza militare e marketing, lotta al terrorismo e immagine, il presidente russo si è garantito presenza e affari in un’area enorme e strategica su cui l’Europa, priva di una politica estera unitaria, arranca concedendo spazi enormi sia in termini di sicurezza che commerciali. Con la flotta sovietica di stanza nel Mediterraneo, risulterà sempre più difficile parlare di “mare nostrum” e sempre più ardito discutere di politiche dell’area senza tener conto del nuovo e potente vicino. L’Isis, al contempo, si è dispersa in mille cellule tra le sabbie del deserto, pronta a riaffiorare sotto forma di metastasi impazzite che esplodono nei tessuti più morbidi e indifesi della società senza più strategia militare, pianificazione né organizzazione centrale... semplicemente seguendo la logica del dove è più facile.

Le roccaforti possono essere conquistate, i proclami ad effetto invadere gli schermi del globo intero, ma questa forma di terrorismo spicciolo e low cost richiede uno sforzo in più di quello della guerra, quello della devastante abitudine che lentamente sta modificando le nostre vite?

Michelangelo Dotta
MONITOR
Rubrica di NUOVO PROGETTO