Sermig

La mongolfiera di Anna

di Marco Grossetti - L’Arsenale della Piazza, casa che accoglie...
Leggere ad alta voce davanti a tutti, dire chi è la sua amica del cuore, fare una corsa, sono solo alcune delle tante cose che fanno salire l’ansia di Anna a palla, provocando quel senso di frustrazione e di sconfitta che si è insinuato in un angolo del suo cuore, sino quasi a prenderne totalmente possesso.

Allora Anna vorrebbe tanto poter diventare invisibile, rimanere da sola, in compagnia della sua paura e della sua vergogna, vicina agli altri bambini, ma lontana da tutti. Dire «Non ho voglia, non mi piace, sono troppo stanca», è il suo modo di difendersi, sperando che sulle sue labbra non compaia per sbaglio la frase che oramai si è stampata sul suo cuore: «Non riesco, non sono capace, sono troppo grassa, non ce la faccio». Anna ha una mamma sordomuta ed un papà disoccupato, troppo pieno di problemi per potersi occupare dei suoi. Anche per lui è molto più facile dire che sua figlia è stupida e che invece i suoi fratellini sono bravissimi. Anna viene all’Arsenale della Pace da tre anni e abbiamo perso il conto delle ore che studentesse della facoltà di psicologia in tirocinio o ragazze in servizio civile, stanno dedicando esclusivamente a lei, mettendosi al suo fianco per leggere, contare o studiare, con la sicurezza che non è mai tempo sprecato: Anna ha bisogno di andare alla velocità che la natura ha previsto per lei, presto o tardi, non significa niente, è come lento o veloce, prima o dopo, non significa niente. Anna è seguita dai Servizi sociali, ma ha troppi pochi problemi perché venga attivata una risorsa per sostenere ed accompagnare i genitori nel suo percorso di crescita.

Non importa se lo scorso Natale lo ha passato a curarsi la scabbia, se mamma e papà ogni tanto litigano ed uno dei due scompare per qualche settimana, se nessuno in famiglia conosce il giorno del suo compleanno, se vive in un residence in attesa dell’assegnazione di una casa popolare.
All’Arsenale può venire quattro volte alla settimana: è il tempo che abbiamo per farla sentire importante, in gamba, per aiutarla a togliersi di dosso un po’ di vergogna e un po’ di tristezza.
È il tempo che possiamo trascorrere insieme a lei sul margine: il luogo dove affrontare mostri e cattivi, il posto dove Anna può avere un po’ di paura ma allo stesso tempo sentirsi protetta ed accompagnata, senza scappare, ma anche senza rimanere sopraffatta dalla vergogna, lo spazio magico dove può avvenire la sua guarigione. Succede ad esempio nel laboratorio artistico attivato quest’anno grazie alla disponibilità di Giusy, un’insegnante di educazione artistica: Anna è in un gruppo non troppo numeroso, 15 bambini, non bisogna correre, non bisogna saltare, non bisogna leggere, non bisogna scrivere, non si riceve un voto e non si viene giudicati per quello che si fa.

È il suo margine: deve stare in mezzo agli altri bambini, ma sono pochi, molti sono più piccoli di lei e non si deve fare nessuna di quelle cose che la spaventano a morte. Prima di tornare a casa si ritrova con loro per dire grazie, chiedere scusa, raccontare cosa ha imparato.
La settimana scorsa, dopo aver costruito una bellissima mongolfiera, Anna ha alzato la mano per prima. Non era in un angolo, era in mezzo a tutti gli altri bambini. I suoi occhi non fissavano il vuoto, erano pieni di luce, di orgoglio, di bellezza: «Sono felice perché la mia mongolfiera è bellissima». Anna ha trovato un piccolo spazio dove riesce a sentirsi in gamba come tutti gli altri, dove non ha bisogno di diventare invisibile e nascondersi dietro una scusa: il posto magico dove provare lentamente a guarire, anche solo grazie alla bellezza di quello che le sue mani possono fare.

Marco Grossetti
FELICIZIA
Rubrica di NUOVO PROGETTO