Sermig

L'ironia di Dio

di Ernesto Olivero - Ho sempre pensato che si può avere una vita piena, anche senza un qualche dono specifico e speciale. E lo penso ancora. Si può non essere degli oratori, ma saper ascoltare; si può non fare il male e non vendicarsi usando anche solo il buon senso: se ti vendichi, poi stai meglio?

Mi sono sempre sentito un bravo ragazzo, ma insignificante. Non fare del male in fondo mi bastava. Ma un giorno mi è parso di incontrare Dio a tu per tu, faccia a faccia. Forse l’ho incontrato davvero, forse me lo sono immaginato. Quello che ci siamo detti lo ricordo bene. Mi chiese: “Ernesto, mi segui?”. La mia risposta fu immediata: “Certo, Signore, solo tu hai parole di vita eterna, solo tu conti nella mia vita. Tu sei l’unico che conta e io voglio fare tutto quello che tu vuoi”. Mi fermai un momento a ripensare a quel tutto della mia risposta. E continuai: “Tutto, eccetto alcune cose che proprio non sono per me. Tu le conosci benissimo. Non so parlare, sono timido e impacciato. Ti seguirò, ma ho tre barriere, quindi pongo tre condizioni. La prima: non mi farai mai parlare in pubblico”. Il Signore acconsentì. “La seconda: non mi farai incontrare i poveri a tu per tu, perché sono timido e impacciato”. Il Signore annuì con il capo. “La terza: non sono mai salito su un aereo perché ho paura e, poi, mi sembra una cosa da ricchi. D’altronde non ho bisogno di andare ad incontrare la gente che soffre la fame e vive nelle guerre, perché li ho già nel cuore”. Il Signore sorrise. Mi disse: “Sono d’accordo con te. Accordo fatto”. Con questa assicurazione, ero sicuro che la mia vita sarebbe continuata con questi paletti. Non è stato così.

Perché le cose cambiano? È il Signore che ti inganna? Sei tu che fai corsi di sopravvivenza per imparare a parlare in pubblico, a non essere timido e impacciato, a non avere paura di volare? In realtà le cose di Dio cambiano perché ti entrano dentro lentamente quando tu hai cuore, orecchie, occhi di preghiera. Perché Dio si serve della parola degli altri, dello sguardo degli altri per farti entrare nella sua logica.

Il mio programma di vita è cambiato così, attraverso la dolcezza, la saggezza, la normalità, l’ironia di Dio. Quante volte l’ho sperimentato! Oggi, continuo ad essere lo stesso: impacciato, timido, pauroso. Eppure, ho capito che Dio ha bisogno dell’abbandono. Al resto, ci pensa lui.

Un giorno di tanti anni fa – non erano ancora passati dieci anni da quando avevo fondato il Sermig – un’amica mi chiese di parlare in pubblico. “Ma sei matta? – sbottai – Me la faccio addosso”. E lei, di rimando: “Non temere, parla come fai con noi, non cambiare stile, sii severo e ironico come con noi”. Parlai così per la prima volta. Chiusi gli occhi, abbassai la testa, andai al microfono. Da allora, continuo a parlare in pubblico nello stesso modo, se ho davanti tre bambini, folle oceaniche come in piazza San Pietro o all’Onu o in un cimitero. Chiudo gli occhi e lascio fare a Dio.

Continuo a pensare di non aver bisogno di vedere un morto di fame per commuovermi o per arrabbiarmi. L’ho già visto nel cuore. Ma anche qui le cose cambiano con i segni di Dio. Lentamente, ma senza cedimenti, con tenerezza e la forza di Dio. Dio è logico e sa come entrare in un cuore abbandonato. Stessa cosa per la paura di volare. Dopo il primo, ho preso l’aereo mille e mille volte.

A volte ripenso a quando incontrai, o immaginai di incontrare, Dio e alle sue rassicurazioni: “D’accordo, seguimi. Non parlerai in pubblico, non incontrerai i poveri a tu per tu, non salirai su un aereo”. Tutte cose che sono comunque avvenute. La chiave è semplice: Dio ha bisogno solo dell’abbandono, di una preghiera continua. Poi, con i suoi esempi, con la sua logica, ti prepara, ti fa scoprire che se ti abbandoni, lui non ti violenta, ma ti fa fare cose che nemmeno immagini. Insieme.

Speciale - Gli occhiali giusti 1/5 - NP aprile 2013



Foto Alberto Ramella / SYNC